Come ci stiamo abituando alle uccisioni dei droni killer

Da anni la ONG inglese Drone Wars si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso dei droni militari, lavorando per produrre report sugli effetti concreti delle operazioni che li vedono coinvolti, situazioni a proposito delle quali le uniche fonti disponibili sono quelle dei governi, che però hanno tutto l’interesse a minimizzare la questione, dove possibile approfittando del segreto militare per tacere in toto o rivelare solo in parte i dati sui possibili errori e gli inevitabili effetti collaterali delle loro missioni killer nei confronti di singoli target, come la recente uccisione del generale iraniano Qassem Suleimani.

Secondo l’ultimo report di Drone Wars, infatti, da parte degli USA e del Regno Unito è in atto una evidente campagna di normalizzazione nei confronti degli assassini via drone, una pratica tanto controversa quanto sempre più di frequente adoperata negli ultimi tempi, un tipo di guerra che secondo Chris Cole – direttore di Drone Wars –  “Sta corrodendo le leggi di diritto internazionale e rendendo il mondo un posto più pericoloso“.

Il report “In the Frame”, realizzato da Joanna Frew, mette in luce come i principali media britannici abbiano finora trattato le uccisioni singole via drone con articoli che spesso trattano la questione in modo superficiale, limitandosi ad una descrizione dei fatti e senza quasi mai accennare alle evidenti contraddizioni che esistono tra questo genere di operazioni “borderline”, per non dire losche, e le leggi internazionali.

La cosa appare in effetti strana, dal momento che invece molto più clamore e un numero maggiore di prime pagine vengono riservati alle storie di qualunque genere di quadricottero caduto per un problema tecnico o per errore del suo pilota all’interno di una piazza (senza quasi mai arrecare danni significativi a qualcuno). Ricordiamo bene, a proposito di stampa britannica, quanto a lungo (ancora oggi) si è dibattuto a proposito dei possibili droni, (in verità mai incastrati né tantomeno ripresi) che a fine 2018 bloccarono l’aeroporto di Gatwick.

La materia delle uccisioni via drone è estremamente nuova e complessa, molto difficile da giudicare. Ma certo è che il sistema per fare chiarezza non è nascondere i rapporti in uno scantinato, tra giustificazioni e segreti governativi per la sicurezza nazionale, bensì sarebbe aprire la porta e far entrare un bel po’ di luce.

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