Ratti, ermellini, opossum e altri ancora: sono diverse le specie animali che in Nuova Zelanda stanno pericolosamente prendendo il sopravvento a discapito delle altre, soprattutto le loro prede. Un esempio? I poveri Kiwi (che peraltro sono il simbolo stesso della nazione), che per natura sono uccelli incapaci di volare, aspetto che li rende prede perfette per questi roditori di piccole dimensioni ma dal grande (e difficilmente esauribile) appetito.
Secondo il Department of Conservation (DoC), la biodiversità presente nelle aree selvagge del Paese si sta – nemmeno troppo lentamente – avviando verso una condanna che richiede un’azione immediata e provvedimenti drastici, condizione che spesso significa per uno Stato agire col paraocchi e in modo scellerato, arrivando in alcuni casi a determinare squilibri naturali che producono effetti persino peggiori di quelli che in partenza si era cercato di correggere. E la scelta del Governo della nuova Zelanda, che si è dato l’obiettivo di eradicare queste specie invasive entro il 2050, sembra possedere proprio tutti questi elementi di base.
Per farlo, nei prossimi due anni entreranno a regime dei “servizi di disinfestazione” imponenti, portati fin dentro al cuore delle tanto meravigliose aree incontaminate – che tanto il Paese si preoccupa di tutelare – attraverso dei mastodontici droni che, come riporta il Guardian, possiedono un diametro di 7 metri e saranno carichi di esche avvelenate e trappole. D’altra parte i ranger del dipartimento non possono arrivare a piedi dappertutto, disseminando le trappole anche nelle zone caratterizzate da ripide scogliere, vette scoscese, burroni profondi e più in generale fitta vegetazione, e d’altra parte è anche vero che le operazioni finora svolte con l’uso degli elicotteri hanno dimostrato solo di essere molto costose per le tasche del dipartimento e molto rischiose per gli operatori coinvolti.
I droni sono anche più precisi degli elicotteri, perciò riusciranno a sganciare le esche avvelenate e le trappole con maggiore prossimità rispetto al luogo previsto, con conseguenti minori perdite attese tra gli animali non in target. Infine, i droni sono anche mezzi più sostenibili, in quanto producono l’85% di emissioni di carbonio in meno degli elicotteri, un aspetto che il Governo, che entro il 2050 si è dato anche l’obiettivo di raggiungere la condizione di “Carbon neutrality” (rimozione dall’atmosfera di tanta anidride carbonica quanta se ne emette).
Brent Beaven, a capo del Programma “Predator Free 2050” del DoC, ha detto che l’azione riguarderà un’area complessiva di oltre 1 milione di ettari, un’azione quindi davvero imponente che, oltre che essere molto audace e super tecnologica, si spera possa essere quanto prima mitigata dalla presa in considerazione di qualche altra domanda, prima fra tutte: “Che fine farà il veleno delle esche sganciato nelle aree da proteggere, una volta che avrà ucciso direttamente (si spera) solo gli animali in target?”




