L’incredibile drone a dieci motori della NASA

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I vecchi ingegneri aeronautici dicevano che il bimotore era un monomotore con un motore di troppo: quel che non c’è non si guasta. Evidentemente alla NASA non la pensano così. Anzi, hanno grandi ambizioni per il loro ultimo gioiello ummanned, il convertiplano GL-10, che pensano possa addirittura mandare in pensione l’elicottero.
La macchina, delle dimensioni di un grosso aeromodello (tre metri di apertura alare) è equipaggiata con ben dieci motori, con un complicato schema di rotazioni e controrotazioni in modo da eliminare l’effetto della coppia di reazione quando bisogna stare fermi a mezz’aria e sfruttarla come in qualsiasi multicottero quando occorre invece ruotare durante l’hovering.
Otto  motori sono montati sulle ali, due in coda. L’ala si mette sull’attenti in verticale per decollo e atterraggio, oltre che per l’hovering, mentre in volo si inclina in avanti trasformando il convertiplano in un aeroplano tradizionale (si fa per dire). In questo modo si prendono due piccioni con una fava: la velocità e l’autonomia dell’ala fissa (sottolineata dal nome in codice,Greased Lightning, che  sta per “fulmine lubrificato”, un modo di dire un po’ british che indica qualcosa di dannatamente veloce) combinata con la leggendaria maneggevolezza e stabilità del multicottero. nei giorni scorsi il GL-10 ha dimostrato di essere capace di passare dal volo verticale a quello traslato, che è da sempre la fase più critica del volo dei convertiplani. L’aveva fatto anche prima, ma finora i tentativi erano stati fatti sempre con il drone agganciato a un cavo per evitare guai (paese che vai, cavi che trovi: in Italia i cavi l’ENAC li vuole ancorati al suolo, negli USA a quanto pare preferiscono appenderlo a una gru). Ora finalmente il primo ciclo di translazioni completo verticale-volato-verticale.
Se i test di certificazione continueranno a essere positivi, la NASA prevede un futuro luminoso per il suo aeromodellone, che potrebbe trovare applicazione in molti campi promettenti come l’agricoltura, la fotogrammetria e naturalmente il sacro graal del dronismo: il trasporto merci.

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