Sorpresa: Trump aveva bloccato i droni DJI, ma l’Air Force li compra!

Oltre un anno fa, l’American Drone Security Act, con l’appoggio bipartisan di molti senatori ma al tempo stesso fortemente promosso dall’amministrazione Trump, aveva sostanzialmente proibito al Governo e alle numerose agenzie affiliate di acquistare droni prodotti in Paesi che potevano rappresentare una minaccia alla sicurezza del Paese.

A conti fatti il provvedimento era chiaramente teso a combattere la dilagante diffusione dei droni DJI presso le agenzie federali americane, che utilizzando i velivoli dell’azienda di Shenzen correvano il rischio di lasciare che i cinesi spiassero informazioni militari e strategiche riservate tramite il collegamento online con i server mandarini.

La scorsa estate, addirittura, un programma del Dipartimento della Difesa USA aveva stilato una lista di 5 modelli di droni, prodotti da partner “sicuri”, che avrebbero rimpiazzato in maniera adeguata il vuoto lasciato dall’abbandono della tecnologia cinese (ne avevamo parlato qui) e tutto sembrava procedere per il verso giusto.

Peccato che a settembre, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, niente di meno che l’Air Force abbia acquistato dozzine di droni cinesi, aprendo una lunga serie di polemiche. Nonostante molti si siano affrettati a strumentalizzare e stigmatizzare l’accaduto come un comportamento illegale, anti patriottico e persino “anti-trumpiano” (visto il clima immediatamente pre-elettorale in cui si sono svolti i fatti), la verità è che le norme contenute nell’atto legislativo che proibiva alle agenzie federali di acquistare droni di provenienza cinese lasciavano al Pentagono un piccolo margine di autonomia, permettendogli di usare questo genere di droni a scopo di formazione ed intelligence sia all’interno dei confini nazionali che all’estero.

Che poi è esattamente il fine per cui questi droni stanno venendo impiegati, ossia per formare i piloti su come potrebbero essere usati contro il Paese, e ovviamente su come abbatterli. Anche perché numerosi ufficiali dell’Air Force concordano nel fatto che i droni DJI siano “convenienti e utili” (come a dire “va bene la patria, ma droni così a questo prezzo noi non ne abbiamo trovati”).

Resta il fatto che le accuse di spionaggio verso i cinesi, specie dopo i bug individuati questa estate in un’app di volo DJI, fanno fatica a cadere, nonostante l’imponente opera di lobby e migliorie tecniche (sia hardware che software) con cui DJI tenta ormai da anni e in tutti i modi di convincere gli americani che i suoi droni e le sue app non costituiscono un rischio di sicurezza.

La faccenda insomma è lungi dall’essere ai capitoli finali e anzi, con l’imminente insediamento del nuovo presidente eletto Biden, c’è da aspettarsi che prima o poi anche questa situazione subirà un nuovo e importante sviluppo sulla base dell’assetto politico che nei prossimi mesi verrà a crearsi non solo sul fronte interno, ma anche e soprattutto internazionale.

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