Droni rivoluzionari che (forse) non vedremo mai: il caso Dragonfly”

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Nonostante il grande entusiasmo che si respira nel mondo dei droni a proposito di sviluppi tecnologici inarrestabili, ambiti di applicazione pressoché infiniti e soprattutto prospettive di mercato allettanti, nel settore non mancano i fallimenti.

Alcuni sono persino illustri, come testimonia il caso Dragonfly, un drone rivoluzionario il cui progetto, annunciato 3 anni fa dalla startup americana TechJet, era stato capace di raccogliere oltre un milione di dollari in un mese sulla popolare piattaforma di crowdfunding Indiegogo. Grande quanto il palmo di una mano e con caratteristiche di volo ispirate ai movimenti delle libellule, questo “spydrone” divenne presto uno dei più citati simboli dell’innovazione di successo portata dai droni nel mondo, guadagnandosi presentazioni appassionate presso numerose testate internazionali (tra cui Yahoo News, NBC News, Mashable, Gizmag e Tech Crunch).

Ecco il video di presentazione del progetto Dragonfly:

Talvolta, però, idee innovative, competenze tecniche e tutto l’entusiasmo del mondo non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi. Sabato scorso, in occasione del terzo anniversario del lancio, l’azienda ha annunciato, attraverso la pagina del progetto sul sito Indiegogo, che, allo stato attuale, questo è l’ultimo anno in cui riuscirà a portare avanti il progetto. Il team di sviluppo ha incontrato difficoltà tecniche impreviste (dopo pochi secondi o minuti di volo, i prototipi si rompono e cadono a terra) ancora irrisolte che hanno frenato lo sviluppo e quasi esaurito il budget a disposizione. I rischi imprenditoriali connessi allo sviluppo di prodotti innovativi e altamente tecnologici sono del resto altissimi.

Ne sa qualcosa Chris Anderson, CEO di 3D Robotics, una delle poche aziende affermatesi a livello internazionale nel settore dei droni, che ha commentato la resa del progetto di Dragonfly sottolineando come in realtà siano diversi i progetti di droni in crowdfunding che, seppure non arrivati al capolinea, viaggiano con ritardi importanti rispetto ai tempi di sviluppo menzionati al momento del lancio della raccolta fondi. Lo stesso Pocket Drone, progetto di cui abbiamo parlato qui, è miseramente fallito a causa di una gestione approssimativa al termine della quale i creatori della campagna hanno informato i loro sostenitori di aver esaurito i fondi e di essersi indebitati.

Dragonfly: un addio o un arrivederci?

La TechJet ha fatto sapere che, in caso di chiusura del progetto, tutto il lavoro verrà messo a disposizione di chi volesse continuare a svilupparlo. Del resto, nonostante le difficoltà tecniche incontrate, l’idea alla base di Dragonfly resta talmente affascinante che, considerando le potenzialità del progresso tecnologico e la possibilità di nuove partnership e nuovi finanziamenti, c’è da scommettere che sentiremo ancora parlare di questo drone. Nel frattempo, per dirla con le parole di Chris Anderson, “Drones are hard”.

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