Attenti al crowdfunding: tutti i guai del quadricottero Zano

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UPDATE: Torquing Group, che avrebbe ovuto sviluppare il quadricottero Zano, getta la spugna e va in liquidazione. Ora sarà davvero molto difficile che gli oltre 12 mila backers (italiani compresi) che hanno finanziato il progetto sulla piattaforma americana possano mai rivedere i loro soldi.
Ecco il breve comunicato, in lingua originale, con cui l’azienda avvisa tutti i finanziatori del precipitare della situazione:

 

L’idea era fantastica: un quadricottero nano completamente automatico, in grado di fare selfie aerei seguendo il suo proprietario, un concentrato di tecnologia nel palmo i una mano e a un prezzo ragionevole.
Troppo bello per essere vero? Pare proprio di sì. 12 mila persone ci hanno creduto, hanno dato fiducia agli sviluppatori, l’inglese Torquing Group, che ha raccolto oltre tre milioni di dollari su Kickstarter. Ma alla fine si è visto ben poco di quanto promesso, e le recenti dimissioni del CEO Ivan Reedman (per ragioni di salute, ma anche per “differenze inconciliabili”) non fanno presagire nulla di buono per gli investitori, che rischiano di restare senza i loro soldi e senza drone, o per lo meno con un drone molto meno smart di quanto promesso. Parliamo con uno di loro, l’appassionato di tecnologia bolognese Federico Bernardi, di mestiere analista e progettista di sistemi informatici e sicurezza ICT.

«A Gennaio 2015 ho deciso di supportare il progetto di questo mini drone con asserite funzioni di follow me, volo autonomo, sensori per obstacle avoidance, video in qualità HD tramite app su Smartphone, grande autonomia asserita di 15 minuti, display LCD come “flash” e tanto altro» ci dice. «Come voi stessi avete scritto, il video di presentazione era molto, molto eccitante (peccato essere risultato un clamoroso falso, a posteriori)» .

 Federico Bernardi

Federico Bernardi

Quanto ci hai scommesso, su questo drone?
«Io nel gennaio 2015 avevo scelto la versione “Zano white Early Edition” pagata 174 sterline, al cambio di allora  220 euro. Ho aperto contestazione con la banca e ho riavuto quasi del tutto la cifra (prodotto mai spedito) , a me è andata molto bene perché i termini di contestazione erano di 13 mesi, per moltissimi che hanno usato Paypal il termine è scaduto e non riescono ad avere alcun rimborso. Potrebbe essere che al termine della contestazione comunque ri-perda l’importo, la faccenda è complessa ma ti dirò non è tanto la cifra a cui tengo ora ma al fatto di diffondere la faccenda.»

Quando hai cominciato a sentire che qualcosa non andava per il verso giusto?
«Purtroppo sin dall’inizio. O meglio, da quando la campagna Kickstarter è stata chiusa, risultando il più grande progetto europeo sulla piattaforma di crowdfunding,  con quasi 3 milioni di dollari e 12.000 backers. Subito sono cominciati seri dubbi sulla azienda Torquing Group (UK) che doveva realizzare Zano. Si dichiaravano “esperti” da anni in campo militare di progetti di droni, altra affermazione rivelatasi mai provata, anzi.»

La app per pilotare Zano

La app per pilotare Zano

Eppure il drone è stato presentato, in pompa magna, al CES, la più grande fiera mondiale della tecnologia consumer
«Innanzitutto al CES2015 alla stampa non fu fornita nessuna dimostrazione di un prototipo funzionante e fu detto che “il portatile che gestiva il drone” era stato… rubato!  Altre scuse relative all’eccesso di “traffico WIFI” negli ambienti fieristici o la possibilità “che le loro tecnologie venissero rubate se mostrate” furono accolte con molto scetticismo. In ogni modo, inizialmente sul forum e sul loro sito flyzano.com Ivan Reedman , la “mente tecnologica” del progetto nonchè CEO di TorquingGroup, rispondeva, spiegava, faceva piani di logistica, test dei loro prototipi.»

Ci stavano lavorando, quindi
«I mesi passavano e nessuna prova dell’esistenza di un prototipo veramente funzionate saltava fuori. Molti si chiedevano che senso avesse da parte di TG aver scritto da zero il firmware, con tutta la matematica e la fisica di base per il volo del drone. Dubbi sul tipo di PCB, di processori e moduli»…

E comincia la stampa negativa: dubbi enormi venivano espressi sin dall’inizio. L’azienda inglese ha ha risposto alle critiche della stampa con i primi video che mostravano comunque il prodotto in costruzione, le prime timide prove di volo; l’oggetto,insomma, c’era.

«Sì, ma sembrava un drone da 30 euro, i filmati di qualità infima, problemi di stabilità in volo evidenti, nessuna prova dei moduli fondamentali: GPS, evitamento degli ostacoli eccetera. La BBC si interessa del caso, ARS Technica, noto sito, pure. E in agosto, quando le prime consegne già in ritardo di mesi dovevano partire, comincia il finimondo».

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Che finimondo?
«TorquingGRoup accetta preordini di Zano sul sito, quindi non sono in ballo solo i 12 mila Zano finanziati via kickstarter.  E comincia a spedire il drone prima a chi l’ha preordinato invece che ai backers! La comunità a questo punto si ribella».

Beh, se li spediscono vuol dire che il prodotto c’è, no? Forse serve solo un poco di pazienza, d’altra parte si tratta di un drone molto innovativo sviluppato da zero
«Peccato che insieme alle consegne arrivano i primi terribili report di chi riceve lo Zano. Non vola, è fragilissimo, la batteria dura 5 minuti, non funziona alcun modulo GPS, non registra video e foto su SD di qualità HD, lo stream si interrompe, si spacca. La comunicazione agli utenti di TG diventa sempre più contradditoria, fanno piani di consegna, dicono che basterà sistemare l’app e il firmware, che l’hardware è “proof”, poi le comunicazioni si diradano.»

Potrebbero anche essere semplici problemi di gioventù. Che supporto avete ricevuto da TG?
«Il 15 Ottobre vengono chiusi i forum flyzano.com, nessuna comunicazione più su Twitter, Facebook nemmeno, Kickstarter nulla; secondo TG per un “problema di rete”, la realtà è che cancellano le centinaia di thread e messaggi sui problemi e sulla rabbia crescente dei finanziatori su Kickstarter e dei pre-orders.»

E arrivano le dimissioni del CEO

Ivan Reedman (a sinistra) CEO dimissionario di TG

Ivan Reedman (a sinistra) CEO dimissionario di TG

«Già. Ivan Reedman comincia a scrivere su un forum…non ufficiale, fondato da un utente di Zano, e appare sempre più in balia di se stesso, non è all’altezza di sviluppare il prodotto.  Si licenzia (ma si scopre che mesi prima aveva venduto delle quote, subito dopo il finanziamento ricevuto di 3 milioni di dollari), gli Zano non vengono spediti o arrivano non funzionanti, e nessuno dice più nulla. La stampa si fa sempre più aggressiva, BBC parla di “crisi profonda”, Ars Technica parla di un’azienda sull’orlo del precipizio: sembra che questo si stia rivelando il più grosso naufragio di un progetto di drone finanziato tramite crowdfunding.»

E cosa pensate di fare ora?
«Su Facebook moltissimi utenti (me compreso) stanno valutando una class action, sono in corso centinaia di richieste di rimborso via paypal, credit card, etc. ma ovviamente chi – come me- ha finanziato l’idea su Kickstarter probabilmente perderà i soldi. Penso ce ne sia abbastanza per mettere in guardia gli appassionati e i neofiti dal diffidare di progetti come questo, dove vengono costruiti falsi video e false aspettative e purtroppo si rivela che non esisteva nessun prototipo funzionante»…

Al di là del fatto che Zano possa risolvere i suoi problemi tecnici, le palesi difficoltà di Torquing Group, e soprattutto dei 12 mila appassionati che gli hanno dato fiducia, fanno riflettere: sviluppare un drone non è per nulla facile. Specialmente se il progetto è così ambizioso da voler mettere funzioni complicate anche per grandi droni professionali da migliaia di euro in un oggetto che sta sul palmo di una mano. Più ambizioso è il progetto, più facile è fallire, è una legge di mercato durissima e implacabile. Si chiama rischio di impresa, e quando si fa crowdfunding di fatto si finanzia lo sviluppo di un idea. Se questa idea è irrealizzabile, vuoi per malafede, vuoi per sottovalutazione dei costi e delle difficoltà tecniche, vuoi per eccesso di entusiasmo, il rischio di impresa non se lo prende l’imprenditore ma il finanziatore. E la piattaforma di crowdfunding se ne lava le mani:  Kickstarter scrive molto chiaramente che chi apre una campagna di finanziamento sul suo sito è il solo e unico responsabile delle promesse che fa, e se non riesce a mantenerle se la deve vedere lui con i suoi finanziatori.
Attenzione quindi: quando mettiamo la fiche sul tavolo verde del crowdfunding, potrebbe prendere il volo. Il nostro denaro, non il nostro drone.

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