Occhio per occhio: perché non è improbabile che il terrorismo usi piccoli droni civili

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Dopo gli attentati del 14 novembre, Parigi è no fly zone per tutti i droni. Roma lo sarà durante il Giubileo, per timore di attacchi dal cielo. Chicago rischia di diventarlo per sempre, anche se non ci sono ragioni particolari per temere un attentato. Ma perché c’è tanta paura di un drone kamikaze, se fino ad oggi non è mai successo niente del genere?

Le ragioni sono tante, e la prima, la più temibile, è di ordine politico e culturale. La parola “Drone” negli Stati Uniti è vista male dalla comunità degli aerei senza pilota, è troppo legata ai raid che l’amministrazione Obama ha lanciato e lancia nei territori caldi, Afghanistan e non solo. i “Droni” sono visti dagli americani sostanzialmente come aerei assassini, che colpiscono grazie ai comandi di piloti che stanno al sicuro nei loro bunker nei deserti USA. Se già l’opinione pubblica statunitense li vede così, figuriamoci chi quei raid li subisce, e non sono solo terroristi: i droni a stelle e strisce hanno fatto un enorme numero di “collateral damage”, che tradotto sta per “vittime innocenti”. E adesso a quanto pare anche l’Italia avrà i missili per i nostri 12 Predator della base di Amendola.

Occhio per occhio
L’antica, brutale, primitiva legge “occhio per occhio” impone di rispondere con le stesse armi: chi di drone ferisce, di drone deve perire. Ecco quindi che, agli occhi delle comunità estremiste che propugnano un Islam feroce e militare, che leggendo il Corano come fa comodo a loro trovano nella Jihad, la guerra santa, la scusa per massacrare altri innocenti in tutto il mondo, colpire l’Occidente con gli stessi droni con cui l’Occidente colpisce loro (dimensioni a parte) diventa una formidabile arma di propaganda.

Ieri era presto, domani sarà tardi. Ma oggi…
Che sia tecnicamente fattibile l’uso di un drone per tentare una strage è abbastanza sotto gli occhi di tutti. La primissima notizia che DronEzine ha dato quando era appena nata, e parliamo ormai di tre anni fa, sono state delle rivelazioni di un pentito di mafia (italiano, e certamente non musulmano) che ha rivelato che negli anni ’90 il suo boss gli aveva dato 500 euro per studiare il modo di uccidere un giudice con un drone. Negli anni ’90 i droni erano troppo acerbi, grazie al Cielo, per fare una cosa del genere. E in futuro saranno troppo avanzati per ridere semplice un simile attentato, quando  avremo transponder, registri degli utenti, geofencing che semplicemente impedisce al drone di volare dove non deve, reti di controllo del traffico aereo a misura di quadricottero tascabile. Ma oggi la finestra è aperta. Un drone da qualche migliaio di euro, alla portata di tutti sia economicamente sia tecnicamente, può tranquillamente volare con tre chili di carico per mezz’ora a 60 km/h guidato dal gps, senza bisogno di un terrorista ai comandi: lo si arma in campagna, lo si lancia con le coordinate dell’obiettivo (basta passare il dito su Google Maps), si scappa. In mezz’ora il drone può coprire 30 chilometri e centrare il bersaglio con qualche metro di precisione, ma se si cerca la strage la precisione conta poco. E tre chili di esplosivo fanno danni immensi, figuriamoci tre chili di gas nervino (come è stato usato per un attentato nella metropolitana di Tokyo) o mezzo chilo di antrace.

Segnali inquietanti
Non ci sono mai stati morti causati dai piccoli droni civili in mano a terroristi, è vero. Ma un drone con una fiala contenete tracce di materiale radioattivo, troppo poco per essere pericoloso ma inquietante, è stato schiantato sul tetto del palazzo del primo ministro giapponese a Tokio. Ancora in Francia, qualche tempo fa, hanno creato sconcerto e allarme i voli di droni misteriosi sulle centrali nucleari transalpine. E non è mai stato chiarito chi fosse ai comandi e cosa volesse dimostrare.
Il terrorismo con i piccoli droni è una minaccia concreta; noi di DronEzinie ne abbiamo parlato venerdì 20 novembre in televisione, ad Agorà (RAI 3) e RaiNews 24, a dimostrazione di quanta alta sia l’attenzione dei media su questa minaccia. Che non va esagerata, ma nemmeno sottovalutata. Le forze dell’ordine non hanno esperienza sul contrasto di droni civili pilotati da criminali, sarà bene che ci lavorino su seriamente. Per il bene di tutti: che se mai i droni civili facessero davvero una strage, finiamo a terra tutti.

NOTA: Il drone nella foto in alto è di Hamas, organizzazione paramilitare palestinese che non è da confondere con l’Isis, anche se è considerata terrorista in molti Paesi, Unione europea inclusa.

Gallery: Droni e terrorismo alla RAI,
avanti e  dietro le quinte

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