Altri 34 milioni per Lily. Basteranno?

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Lily, il lungamente atteso drone per selfie che avrebbe dovuto cominciare le consegne il prossimo febbraio, ma che a quanto pare non riuscirà a rispettare i tempi, di sicuro non rischia di rimanere senza soldi: ha raccolto 15 milioni di dollari in un primo round di finanziamento, e adesso ha prevenduto qualcosa come 60 mila macchine per un totale di 34 milioni  di dollari.

Mica male per una startup mai sentita nominare, che non ha finora ancora dimostrato cosa sa fare e come volerà il suo drone, che per essere bello è bello, ma a parte questo è solo questione di fiducia sapere se i soldi dei coraggiosi early adopters sono stati spesi bene.

Quasi metà di questi clienti, il 45%, sono statunitensi, come statunitense (di San Francisco) è Lily Robotics, la startup che promette di consegnare il drone. Successo di preordini anche in Cina, con una piccola sorpresa: nessuno dei (futuri) clienti cinesi aveva mai posseduto un drone prima, segno che il marketing ha funzionato e che il sogno dei selfie aerei seduce i cinesi.

Lily ha cinque impiegati full time in Cina, impegnati a lavorare per far nascere per davvero il drone nelle fabbriche della Repubblica Popolare. Tutti e cinque provengono da Dropcam, azienda califoniana che ora fa parte di Nest, del gruppo Alphabet, che sarebbero poi i laboratori dove Google cerca di creare il futuro. In particolare, Dropcam si occupa di telecamere collegate in cloud.
Facciamo i migliori auguri a Lily e soprattutto ai coraggiosi che l’hanno preordinato.

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