USA: la lobby dei droni scrive una lettera al presidente Trump

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Durante gli ultimi giorni della campagna elettorale di Hilary Clinton e Donald Trump, abbiamo tentato di immaginare in un articolo i possibili scenari futuri del mondo dei droni (soprattutto quelli militari) conseguenti all’elezione di uno dei due candidati. A distanza di un mese dalla vittoria di Trump, i produttori di droni facenti parte della DMA (Drone Manufacturers Alliance), gruppo lobbystico fondato da DJI, Parrot, 3DR e GoPro, hanno deciso di non stare ad aspettare e di attivarsi per tutelare i propri interessi. Così hanno  pubblicato una lettera indirizzata al neo presidente Trump, congratulandosi per la nomina di Elaine Chao come Segretario dei Trasporti e facendo pressione per favorire l’ulteriore sviluppo del settore.

elaine-chaoQuesto perché la Chao – già Segretario del Lavoro sotto la presidenza di George W. Bush – ha dimostrato negli anni di avere un approccio equilibrato verso le regole, e alla DMA sono convinti che rappresenti il partner istituzionale ideale per lavorare assieme verso la fioritura definitiva (e tanto attesa) dell’industria dei droni negli USA.

Il tutto senza dimenticare la sicurezza. La lettera infatti incoraggia Trump a proseguire lungo il cammino dell’integrazione dei droni che la FAA ha già intrapreso, un cammino che, se sostenuto da struttura normativa chiara e bilanciata, porterebbe il mercato americano dei droni a valere 82 miliardi di dollari nel 2025, con 100 mila posti di lavoro. Si tratta di previsioni ottimistiche, ovviamente, ma non c’è dubbio che gli Usa rappresentino il mercato a cui i principali produttori di droni guardano con più interesse.

Le priorità della lobby dei produttori di droni sono chiare:

  • Educare hobbysti e professionisti dei droni a volare in tutta sicurezza, nel pieno rispetto delle regole dell’aviazione
  • Creare un’ossatura di regole per i micro droni professionali (micro UAS)
  • Preservare il ruolo regolatore della FAA e del Congresso rispetto allo spazio aereo nazionale
  • Lavorare assieme alla protezione della privacy
  • Proteggere l’innovazione e favorire le soluzioni tecnologiche

Il punto più interessante è anche l’unico che non ricalca discorsi generici, ossia quello della normativa per i micro UAS, che riguardi soprattutto i droni al di sotto delle 4,4 libbre (circa 2kg) di peso. Anche se un tale concetto non è certo una novità (l’Australia ad esempio ha eliminato il patentino per gli operatori professionali di droni sotto questa soglia) e la stessa FAA si sia trovata più volte a dover prendere in considerazione una politica simile, l’ente regolatore Usa ha dichiarato più volte di non essere favorevole a una regolamentazione in base alle dimensioni, preferendo dei criteri basati sul rischio.

Di certo, come sostiene la DMA nella sua lettera, eliminare la distinzione tra uso professionale e ricreativo per i droni più piccoli e sicuri snellirebbe il processo burocratico che sempre più professionisti e imprenditori si trovano ad affrontare, e l’introduzione di una micro categoria di droni porterebbe altrettanti vantaggi alla FAA, che vedrebbe le scrivanie dei propri uffici liberarsi in un sol colpo di tante richieste di autorizzazione per operazioni a basso rischio (che riguardano cioè droni molto piccoli).

Non che queste valutazioni possano essere sufficienti per la FAA, ma è pur vero che in tutto il mondo i tempi per una normativa più semplice e comprensiva sono sempre più maturi. E negli Usa, all’alba del nuovo corso di governo, i principali produttori di droni sono organizzati e pronti a fare sul serio, fiduciosi che la presidenza Trump segni in modo definitivo l’exploit del settore.

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