Droni: cosa ci aspetta per il 2017?

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Dicembre, tempo di bilanci. Un anno difficile si è chiuso, se ne apre uno nuovo pieno di incognite. Cosa possiamo aspettarci per il 2017 dei droni?

Il 2016 non è stato un anno facile per il mondo dei droni. Passato un po’ l’entusiasmo iniziale, è venuto il momento di fare i conti con la realtà. E la realtà è che i droni hanno davanti un futuro interessante, sono una tecnologia di rottura che cambierà per sempre il modo in ci viviamo, ma l’integrazione delle camere volanti nella vita di tutti i giorni è un percorso difficile che richiede lavoro, pazienza e anche molta umiltà: l’opinione pubblica è giustamente preoccupata per la sicurezza e la privacy, e questi sentimenti vanno rispettati per garantire una pacifica convivenza tra chi vola con i piedi per terra e chi vorrebbe lasciare il cielo solo agli uccelli.



1. Chi ha vinto e chi ha perso

bbIl 2016 ha visto rotolare diverse teste eccellenti: in Italia ha fatto rumore il tonfo di Aermatica, che ora sta cercando di risollevarsi dopo il fallimento. Negli Usa hanno fatto scalpore quello di 3DR, che dopo una brutta caduta rinuncia a costruire droni consumer e quello di GoPro, che non è riuscita a fare il drone su cui aveva messo tante speranze e tanto ottimismo. I vincitori di questa gara sono i cinesi di DJI, che volano ormai verso un dominio incontrastato, e sembra tramontata l’era delle startup; è vero che dal crowdfunding continuano a nascere idee interessanti, ma troppo spesso restano appunto idee e fanno molta fatica a trasformarsi in prodotti e soprattutto a ritagliarsi una fetta di mercato. Cala la fiducia dei “backers”, che scottati da troppi fallimenti sono più attenti a mettere i loro soldi su prodotti ancora da sviluppare, e scappa il capitale di rischio, che vede sempre più difficile per nuove aziende entrare nell’arena dominata sai cinesi.
In compenso, nel settore stanno entrando i big: Intel, Nokia e Qualcomm sono sempre più agguerrite, si vocifera un interesse di Samsung, che ha brevettato un interessante design di un drone-disco volante. Aziende di primissimo piano stanno studiando i droni per il loro business: Walt Disney li userà nei suoi parchi a tema, Apple pianifica di usarli per fare concorrenza a Google maps, e questa è solo la punta di un iceberg che vede le multinazionali globali sempre più attive nel nostro settore. Ma questo non significa che ci sarà più sazio per tutti. Il mercato nel 2016 ha cominciato a fare la selezione e continuerà a farla per tutto il 2017, aspettiamoci altre cadute di aziende che non riescono a tenere il passo e l’entrata di altri big con abbastanza soldi e l’esperienza necessaria per giocare un ruolo da protagonisti.

2. Volare oltre l’orizzonte

disneyL’interesse delle multinazionali nel settore dei droni porta a scardinare le certezze degli Enti regolatori che vorrebbero tenere i droni a distanza di aquiloni rispetto al pilota, e soprattutto vorrebbero vincolare ogni drone a un singolo pilota. Questi dogmi sono già stati messi in discussione a fine 2016, con l’autorizzazione della FAA, l’Enac americana, ai voli di Intel/Walt Disney: centinaia di macchine pilotate da un solo operatore che volano di notte per disegnare danze nel cielo. Esperienze di grande valore sociale, come il trasporto di sangue tra ospedali in Ruanda, attendono solo il disco verde delle Authority per essere replicate in Occidente, e il delivery via drone prosegue sottotraccia con esperimenti sempre più convincenti e player sempre più credibili: non è più solo Amazon a crederci ma anche Google, che pur tra mille difficoltà  rispolvera l’agonizzante progetto X-Wing. Perché questo diventi una realtà, occorre che i droni possano essere integrati per davvero nello spazio aereo di tutti, e questo obiettivo viene inseguito su due fronti da player di primissimo livello: sul fronte delle reti che li dovranno guidare, e cioè le reti di telefonia di quinta generazione, dove esperienze di primo piano sono state fatte da Nokia in Dubai e da Ericcson in Cina. Sul fronte della regolamentazione, dove sia in Europa sia negli USA si ragiona sempre più concretamente su uno spazio aereo controllato per droni: nascono sulla carta anche le prime aerovie solo per loro, una tra tutte quella che il governatore di New York ha previsto tra le città di Rome e Syracuse e sul piano tecnico la NASA prosegue nello sforzo di vettorare e controllare tutti i droni. Che nel prossimo futuro, forse già nel 2017, saranno dotati di “transponder” semplificati per identificarsi e comunicare con i servizi di controllo dello spazio aereo. Il percorso è lungo ma alla portata della tecnologia attuale. Difficilmente vedremo i frutti di questo lavoro già nel prossimo anno, ma la ricerca proseguirà e potremo avere delle sorprese.

3. Piccolo è bello

drofieIl 2016 ha tracciato il solco per i droni che verranno. Lo straordinario successo del DJI Mavic da un lato, e dei droni da selfie di Yuneec e Zerotech dall’altro ha messo in evidenza il desiderio del mercato di avere droni piccoli, discreti, silenziosi e facili da portare in giro. Facile prevedere che nel 2017 questa tendenza sarà confermata, con l’arrivo di altri droni da borsetta. I micro droni seguono due filosofie diverse, per usi diversi: Mavic e il defunto Karma sono comunque macchine prosumer. Nonostante le dimensioni micro e il peso sotto al chilo o giù di lì, sono perfettamente adeguate alle esigenze dei fotografi. Hanno un raggio d’azione di diversi chilometri e si utilizzano con un radiocomando. Invece i droni da selfie sono ancora più piccoli, ma sono decisamente per uso personale; la portata è legata al wifi del telefonino, quindi qualche decina di metri, e nonostante la camera ad alta risoluzione e di ottima qualità, sono ottimizzate e pensate esclusivamente per l’uso personale.

4. Pericolo hacker

162240759445_Nel 2016, i droni sono entrati nel mirino degli hacker, facilitati dal fatto che i sistemi di comando dei droni derivano da quelli degli aeromodelli, che non essendo mai stati oggetto di attacchi informatici non sono particolarmente robusti. Il problema è destinato a diventare sempre più grave man mano che i droni si diffondono e a loro vengono affidate missioni più delicate, e rientra nel più vasto problema dell’esposizione all’hackeraggio del cosiddetto “internet delle cose”, che sta subendo un attacco insidioso e pesante: secondo Intel, nel prossimo anno ci sarà sempre più codice maligno inserito nelle librerie usate dall’Internet delle Cose: “Prevediamo che in molti device che arriveranno sul mercato nel 2017 ci saranno delle backdoor nascoste. Data la natura di queste device, spionaggio e furto di informazioni personali potrebbero essere tenute nascoste per anni” si legge nell’Intel Security report.
Secondo Intel, nel 2017 dei toolkit per hacker intenzionati ad attaccare droni saranno accessibili negli angoli bui della Rete. “Una volta che ciò accadrà, sarà questione di tempo prima che leggeremo storie di droni dirottati e incidenti”. Insomma, il 2017 sarà l’anno in cui scoppierà una guerra tra hacker e industria per tenere i malintenzionati lontani dal nostro frullatore volante.

5. FPV per tutti

powerup-fpv-300x225Le gare FPV stanno rendendo sempre più di moda il pilotaggio in prima persona attraverso occhiali anche fuori dai circuiti di gara. Tutti i produttori più blasonati, Parrot, DJI, Yuneec hanno o avranno in catalogo visori immersivi per pilotare i loro droni, che ormai è supportato anche dai droni giocattolo. Resta il problema che mentre i droni da corsa possono contare su un segnale di ritorno in tempo reale, che ha comunque una portata limitata, i droni prosumer per riprese video soffrono di un ritardo limitato ma che comunque rende difficile un vero pilotaggio immersivo, che tra l’altro è anche illegale se non si è in due, uno che guarda dove va il drone a occhio nudo e un secondo pilota con il visore. La cosa migliore a nostro parere è che fuori dai campi di gara il pilota guidi a vista, mentre il visore sia affidato a chi deve seguire la ripresa, in modo che possa dare istruzioni al pilota su come volare per ottenere le immagini migliori. Ma è comunque ben probabile che nel 2017 il pilotaggio FPV diventerà sempre più comune e più affidabile.

6. Bandiera a scacchi

dsSempre a proposito di gare FPV, il 2017 potrebbe essere l’anno in cui si fa sul serio, e la FAI, unica organizzazione internazionale titolata a predisporre campionati ufficiali per gli sport aerei, aeromodellismo e droni inclusi, faccia partire il primo campionato del mondo ufficiale. Certo i problemi non mancano, specialmente a livello di regolamento: in Italia la FAI è rappresentata dall’Aeroclub d’Italia, che ha parzialmente aperto alle gre FPV, ma con alcune storture tipicamente italiane, prima tra tutte l’obbligo di disporre dell’Attestato di aeromodellista, un titolo di volo retaggio del ventennio fascista che hanno in pochi e non è semplice da ottenere, visto che pochi sono gli Aeroclub che lo rilasciano e soprattutto è pensato per gli aeromodellisti vecchio stampo, quelli che volano nei campi volo con aeromodelli ad ala fissa, e c’entra davvero poco con i droni. Per il 2017 ci aspettiamo comunque novità nel settore e una crescita dei praticanti e delle strutture dove volare.

7. Il 4k sarà lo standard, e arriveranno sensori sempre più sofisticati

phantom4_cameraIl mondo ormai viaggia a 4k, e anche i droni si adeguano. Tra i grandi produttori di droni prosumer, solo Parrot rimane ancorata al Full HD, tutti gli altri hanno abbracciato l’altissima risoluzione. Tramontata la possibilità di rivedere volare le GoPro, che questo mercato l’hanno aperto, ora si tratta di dare telecamere sempre più potenti che non facciano rimpiangere l’action cam californiana. Già molto si è visto in questo settore, con la rivisitazione da parte di DJI delle camere di bordo di Phantom 4 Pro e Inspire 2, quest’ultima tra l’altro per la prima volta porta nel mercato dei droni prosumer le ottiche intercambiabili. E già si sono viste camere multispettrali e termiche per droni prosumer, come la proposta Yuneec per il suo esacottero Typhoon H. L’acquisizione da parte di FLIR, leader proprio nelle camere multispettrali, del micro drone palmare di livello militare BlackHornet probabilmente aprirà nel corso dell’anno all’arrivo di camere oltre il visibile per droni sempre più piccoli, economici e leggeri. Insomma sul fronte dei sensori ne vedremo (letteralmente) delle belle, nel 2107.

8. Non c’è ostacolo che tenga

Jobson Chaves of Fort Lauderdale flies his drone through an obstacle course during International Drone Day activities at Hacklab in Boynton Beach Saturday, March 14, 2015. (Bruce R. Bennett / The Palm Beach Post)

Nel 2016 un gran lavoro è stato fatto sul fronte dei sensori anticollisione, che ormai nei modelli più sofisticati proteggono il volo del drone a 360° (Yuneec e DJI) evitandogli il rischio di andare a sbattere, specialmente durante il volo automatico (legale anche in Italia, sempre se avviene sotto l’occhio del pilota). E c’è addirittura chi sviluppa veri e propri radar per piccoli droni, come è il caso dell’americana Echodyne, che proprio nel 2017 dovrebbe rendere disponibile commercialmente il suo gioiellino, anche se ancora davvero molto costoso e e alla portata solo di droni professionali che ne hanno assoluto bisogno: si parla di 9 mila dollari, ma nel corso dell’anno i prezzi dovrebbero scendere. E anche i ben più economici sensori ottici e sonar dei droni consumer diventeranno più potenti e gli algoritmi più sicuri e precisi, per un volo senza pensieri. Dove non arriva l’occhio del pilota arriverà quello elettronico del drone.

9. Inoffensivi per design

schermata-2016-12-09-alle-14-29-58Nel 2016 si sono visti diversi droni considerati inoffensivi da ENAC, con tutti i vantaggi che ne derivano (uno tra tutti, poter volare anche in città senza dover richiedere i pesanti permessi richiesti per una o.s. critica).
E non sono più solo macchine sotto i 300 grammi, arrivano anche tuttala e almeno un multicottero inoffensivo sotto i 2 kg, una possibilità prevista dal regolamento ENAC ma ben poco esplorata dai produttori.
Si tratta però di realizzazioni poco più che artigianali, ancora manca una consapevolezza della sicurezza da parte dei grandi produttori, che continuano a insistere su design cartatterizzati da spigoli vivi, sporgenze taglienti, payload appeso e eliche non protette. Qualcosa però sta cambiando anche qui, per esempio ci piace molto l’efficace protezione delle eilche del drone da selfie Hover Camera, e anche il brevetto depositato da Samsung prevede una protezione efficacissima e un design a prova di ferite. A nostro parere è venuto il momento che le aziende più serie e strutturate facciano i crash test (e i finger test) sui droni prima di metterli in commercio; speriamo di vedere qualcosa già nel 2017, qualche segnale c’è, ma non è molto forte e nemmeno del tutto chiaro.

10. Le batterie restano quello che sono, per l’autonomia tuttala e gli ibridi

parrot-discoNel 2017 non ci saranno grandi novità sulle batterie. Al momento non si vede all’orizzonte una chimica che possa soppiantare il litio, che ha avuto il grande merito di permettere la nascita stessa dei droni, decretando la fine dell'”era nickel cadmio” nell’aeromodellismo.
I multicotteri sono gli oggetti volanti meno efficienti che esistano, quindi chi ha veramente bisogno di autonomia, per esempio per le applicazioni agricole o per la fotogrammetria di ampie superfici deve andare su design molto più efficienti, come l’aeroplano o al limite il dirigibile, che però soffre di scarsissima velocità di crociera ed è troppo sensibile al vento per fare un lavoro accurato. Parrot nel 2016 ha avuto il grande merito di presentare il primo drone tuttala prosumer, il Disco, ma resta una macchina di nicchia, poco capita e poco usata, servirebbero dei case history che spiegassero il senso dell’uso di un tuttala nelle operazioni specializzate di routine. Mancano anche le scuole per l’attestato di pilota remoto su ala fissa, al momento sono solo quattro in tutta Italia, speriamo che crescano. Perché il 2017 non sarà certo l’anno dell’ala fissa, ma sarà un anno in cui questa tipologia di drone avrà uno sviluppo interessante.

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