Donald, lasciaci volare! L’America dei droni umiliata cerca riscatto in Trump

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Anche sotto l’amministrazione Obama la politica americana a parole ha riconosciuto l’enorme potenziale dell’industria dei droni, che può cambiare le regole del gioco in molti settori, dal delivery al giornalismo, dall’agricoltura alle costruzioni alla security. Ma la FAA, l’ENAC americana, è sempre stata concentrata solo sull’ossessiva ricerca della sicurezza a tutti i costi più che sull’innovazione, tenendo di fatto i droni a terra. Così la filiera americana dei droni spera in Trump per poter finalmente cambiare marcia.

dtp“Comprendiamo che la priorità della FAA è la sicurezza. E la nostra industria fa molto per lavorare su questo fronte. Ma i regolatori devono essere un po’ più aggressivi e permettere ai droni di volare, così che tutti possano cominciare a capire e usare i benefici della tecnologia dei droni” dice Gretchen West, dirigente della Commercial Drone Alliance (CDA), una delle associazioni di categoria della filiera americana dei droni civili.



Un industria, quella dei droni civili, che in America sta veramente male, e non solo per colpa delle regole: fallimenti brucianti, come quello di 3DR che ha visto naufragare senza appello il suo drone prosumer, il Solo. La mossa suicida di GoPro, che ha rischiato seriamente di saltare insieme al suo Karma, macchina nata vecchia, deludente sul piano delle prestazioni e soprattutto pericolosissima, tanto da dover essere frettolosamente

Gretchen West della Commercial Drone Alliance

Gretchen West della Commercial Drone Alliance

ritirata dal mercato pochi giorni dopo il debutto. E infine il misero battesimo del fuoco del drone militare Raven che ha sconcertato gli alleati ucraini che avrebbero dovuto usarla per contrastare i ribelli filorussi. Tre disastri, tre umiliazioni che  sono solo la punta dell’iceberg di un’industria senza idee, tecnologicamente arretrata e incapace di essere minimamente credibile rispetto ai concorrenti cinesi ed europei: tanto che la stessa Intel, quando ha deciso di entrare nel settore dei droni, si è rivolta alla Cina e alla Germania, e ben si è guardata dall’affidarsi alle industrie a stelle e strisce, e Amazon per il suo delivery ha preferito l’Inghilterra agli Stati Uniti.

Umiliazioni che bruciano, incomprensibili in un Paese così avanzato sul piano aeronautico e tecnologico. Prima che sia troppo tardi bisogna cambiare passo. Il pensiero va a Reagan e alla sua deregulation, che allentando l’ossessivo controllo burocratico nel trasporto aereo  ha cambiato gli scenari, nel bene o nel male, portando i voli di linea alla portata di tutti e non solo alle elite. Trump si propone come il persidente più pro-business e anti-regole che si sia mai visto negli USA, e la filiera dei droni spera di averlo come alleato.

Così i rappresentanti della CDA hanno incontrato a Washington lo staff di Trump, ormai vicino all’insediamento presidenziale, con una serie di richieste nemmeno troppo coraggiose. La prima, la più sentita, è quella di creare una categoria di micro droni che possano operare fuori dalle restrizioni della FAA: praticamente, una cosa simile ai nostri 300 grammi inoffensivi, i micro SAPR che non richiedono “patentino” e operano sempre in condizioni non critiche, in ogni scenario.

Per la CNN è più facile usare un elicottero che un drone

cnndroneaAttualmente, negli Usa come in Italia, i droni sono tenuti al guinzaglio corto, anche quando le aziende riescono ad ottenere delle deroghe alle regole FAA, per esempio per volare di notte. Ma le limitazioni sono comunque strette anche per loro, emblematico è il caso della CNN, uno dei più grandi network televisivi del mondo, che non ha grossi problemi a sfrecciare tra i grattacieli con i suoi elicotteri, ma per i droni viene umiliata con restrizioni francamente paradossali: deve usare una macchina leggerissima, meno di mezzo chilo, la deve tenere vincolata con un cavo  e volare in un corridoio strettissimo. Così finisce che l’emittente preferisce usare un elicottero anche per quello che un drone potrebbe fare meglio, a minori costi, e con rischi inferiori. “Le deroghe sono un passo nella direzione giusta, ma non bastano” dice sconsolata la CDA. Anche perché la FAA ha detto charo che non concederà a nessuno le deroghe per trasportare ben al di fuori del raggio visivo dell’operatore, chiudendo definitivamente la porta in faccia ad Amazon e al suo Prime Air.

Riuscirà la CDA a tirare Trump per la giacchetta?

tpE’ difficile dire se i dronisti americani riusciranno a guadagnarsi l’appoggio del presidente. Trump non ha mai fatto dichiarazioni pubbliche in merito, nemmeno tweet, e lui è uno che tweetta fin troppo. La CDA si attacca a ogni filo di speranza, per esempio il fatto che il Vice Presidente eletto  Mike Pence quando era governatore dell’Indiana aveva fatto qualche apertura a un centro di sviluppo per droni commerciali del suo Stato. Ma è davvero troppo poco per dire se Trump si lascerà convincere ad allentare le regole e far spiccare il volo ai droni. Quel che è certo è che Trump è l’ultima spiaggia, l’ultima disperata carta da giocare per un industria che negli USA è davvero appesa a un filo.

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