Basta il pensiero (per guidare il drone)

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63 elettrodi su un casco, una macchina per gli elettroencefalogrammi e una manciata di schede elettroniche. Questo è bastato all’Università del Minnesota per pilotare un drone leggendario per la sua stabilità, il Parrot. Senza radio e senza mani.

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Pilotare con il pensiero non è comunque facilissimo, ci vogliono 20 ore di training al simulatore e due tipi diversi di gel conduttivo per raccogliere le onde cerebrali e trasformarle in comandi per il Parrot. Lo scopo della ricerca ovviamente è quello di creare un interfaccia per pilotare droni da parte di chi ha pero l’uso delle braccia; il robot volante può diventare per loro un importante aiuto nella vita quotidiana e aumentare l’autonomia nella vita di tutti i giorni. Invece è molto improbabile che, potendo scegliere, qualcuno preferisca pilotare con un casco pieno di elettrodi piuttosto che con i pollici. O il telefonino, ovvio.

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