Lily Drone dichiara bancarotta. I clienti sperano in SnapChat

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Cosa lega Snapchat, la app di messaggistica istantanea che va a gonfie vele e ha avuto un debutto in borsa da record con il brutto fallimento del drone da selfie Lily? Qualche debole segnale di fumo, ma interessante. Specie per chi ancora deve prendere indietro i soldi di un drone che non volerà mai.

Due notizie hanno smosso il panorama internazionale dei droni. Braccata dalla giustizia americana, dopo aver nei giorni scorsi ammesso che non potrà sviluppare il suo drone da selfie, avendo tra l’altro finito anche i soldi, Lily ha dichiarato ufficialmente bancarotta. E dall’altra parte SnapChat, diventata semplicemente Snap, pare aver deciso di entrare nel mondo dei droni.



Ora, le notizie sembrerebbero a prima vista decisamente slegate l’una dall’altra. La bancarotta non è una buona notizia per chi deve ricevere i rimborsi per il drone che non ha ottenuto, visto che è vero che Lily ha sempre detto di aver messo da parte i soldi dei preordini e di non averli toccati per far funzionare la sua attività, puntando invece sul capitale di rischio. Ma è altrettanto vero che molto sono i creditori che bussano alla porta dell’azienda fallita: dipendenti, fisco, anche le multe salatissime che Lily rischia se dovesse essere provata l’accusa di aver ingannato i suoi clienti con un video spacciato per essere fatto con il drone Lily ma che invece pare assodato che sia stato girato con un DJI Inspire e una GoPro.

E difatti nonostante Lily abbia dichiarato, nell’istanza di auto-fallimento, di aver cominciato a rimborsare i suoi clienti, ammette anche di non avere un calendario preciso per ultimare i rimborsi. Stando alla stampa americana, il problema più grosso ce l’hanno i clienti non americani, Italiani compresi. Non sappiamo quanti siano e nemmeno se ce ne sono, ma riteniamo di sì, visto che Lily ha “venduto” le sue promesse in 80 nazioni (se avete comperato un drone Lily, per piacere fatecelo sapere e raccontate la vostra esperienza).

Dove prenderà i soldi Lily per far fronte a tutti i suoi impegni? In tanti guardano con interesse a Snap. Che in passato, in tempi non sospetti, ha avuto contatti con il management di Lily, proprio in relazione alla proprietà intellettuale dell’azienda fallita. Balaresque, il CEO di Lily, dichiara nella richiesta di bancarotta che tra le fonti di finanziamento per far fronte ai suoi impegni c’è la cessione di proprietà intellettuale.

Drone da selfie? Mah! le dimensioni del Lily Drone non sembrano tali da renderlo una macchina pratica da portare sempre con sé.

Drone da selfie? Mah! le dimensioni del Lily Drone non sembrano tali da renderlo una macchina pratica da portare sempre con sé.

Facendo due più due, verrebbe da pensare che proprio Snap potrebbe essere interessata a rilevare il drone mezzo cotto e mezzo crudo di Lily. Il problema naturalmente è capire quanto arrosto ci sia sotto il fumo di Lily. Sulla carta, un accordo sarebbe ottimo per entrambe le parti: Lily avrebbe quella boccata di ossigeno che distingue un normale fallimento da una bancarotta, e nella migliore delle ipotesi potrebbe anche tornare in business, se non cone Lily almeno come persone. Snap da parte sua potrebbe accelerare le sue ambizioni di trasformarsi da software house a produttore di camere, magari approfittando anche della situazione non brillatissima di GoPro per soffiargli qualche importante quota di mercato.

Il drone Lily alla fin fine avrebbe dovuto essere una macchina specializzata per i selfie, proprio quel che serve a Snap per il suo progetto. I soldi non sono un gran problema, con 158 milioni di utenti attivi a fine anno l’azienda punta a fatturare mezzo miliardo di dollari nel 2017. La strategia di Snap è piuttosto articolata, e oltre che con Lily i suoi dirigenti hanno parlato anche con il produttore di camere indossabili Narrative, quindi sembrerebbe proprio che l’intento di Snap sia concreto. Ma a che punto è Lily? E soprattutto, anche se fosse quasi cotto, Lily avrebbe davvero un senso? Quando era stato lanciato il progetto, sulla carta era una meraviglia, mai si era sentito parlare prima di un drone waterproof che si usa senza radiocomando specializzato nell’inseguire e riprendere un soggetto in movimento. Ma oggi i droni da selfie non sono più una novità, Zerotech Dobby e Yuneec Breeze si spartiscono un mercato che ancora non è immenso ma cresce bene. Anche se ha ambizioni diverse, tra i droni ultraportatili da selfie possiamo anche metterci il DJI Mavic, vero bestseller che può contare sul peso del marchio più importante del nostro mondo.E aspiranti concorrenti saltano fuori un giorno sì e l’altro pure sulle piattaforme di crowdfunding.

Tutti droni maturi, già sul mercato e soprattutto pratici, da taschino e da borsetta, da portare in giro senza problemi. Lily invece è un pentolone volate molto poco pratico, difficile da portare a spasso, non avendo nemmeno i bracci ripieghevoli.

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Un moderno drone da selfie, Zerotech Dobby: decisamente più piccolo e pratico

La nostra impressione è che per il mondo dei selfie e delle chat istantanee la praticità sia la primissima necessità, e Lily pratico non è, è più nella fascia dei Parrot BeBop, che infatti nessuno considera droni da selfie e nessuno pensa che possano sposarsi bene con una snap chat.

Con buona pace di Balaresque e di chi aspetta i suoi soldi indietro, a nostro parere per avere un senso nell’ecosistema Snap, Lily dovrebbe essere riprogettato da capo a piedi. Non che sia impossibile, tuto sta nel vedere fino a che punto gli ingegneri di Lily sono riusciti a sviluppare le parti davvero importanti della macchina, dalla gestione del volo agli algoritmi per l’inseguimento del soggetto alla camera, e fino a che punto le soluzioni individuate possono funzionare su un drone ben più pratico e moderno. Molto più Snap e Smart di quanto Lily, se anche non fosse defunto, avrebbe ai potuto essere. 

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