Finalmente il Tornado vola in automatico – Recensione del drone Yuneec H920 Plus

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L’hanno ribattezzato Super Tornado, ma le differenze con il precedente H920-e-basta Tornado non sono poi tante. La vera, grande novità sta nelle rotte automatiche. A meno di 4.500 euro è una delle piattaforme più convenienti per far volare una macchina fotografica professionale con ottiche intercambiabili.

Il pilota di

Il pilota di iDRONI, Fabio Cardani

Quando la catena di negozi iDRONI ci ha proposto di recensire l’H920, la curiosità di vedere come volava era alle stelle: non capita tutti i giorni di avere sotto gli stick un drone esacottero professionale da quasi cinque chili  – il peso massimo al decollo è 4,990 grammi e del valore di 4.490 euro (nei negozi iDRONI appunto, compreso il nuovo punto vendita di Fiumicino che aprirà ad Aprile nel centro commerciale Leonardo dell’aeroporto romano). Essendo sopra i 4 kg, per le operazioni specializzate è necessario l’attestato di pilota remoto L/Ap,  non basta il più comune e diffuso VL/Ap, mentre se usato come aeromodello (e quindi per sport o divertimento) come sempre non c’è bisogno di nessun tipo di attestato. 

Appuntamento quindi alle 10 al minuscolo campo volo per aeromodelli di Bollate, alle porte di Milano, dove troviamo ad aspettarci Fabio Cardani, pilota ufficiale di iDRONI. Il drone è già montato e fa un certo effetto, sembra ancora più imponente di quanto non sia: l’effetto ottico di un drone grande in un campo piccolo. Decidiamo che la prima cosa da provare è, ovviamente, la novità più succosa, se non l’unica degna di nota: le rotte automatiche. Che vengono definite direttamente dal monitor della radio.

Recensione del drone Yuneec H920 Plus

IMG_8750A differenza del concorrente Inspire 2, lo Yuneec non usa un cellulare o meglio ancora uno schermo dedicato da connettere alla radio via wifi, ma integra nella radio – pardon, nella Ground Station ST16, la stessa del Typhoon H – un gran bel monitor da 7 pollici, 1280 x 720 pixel di risoluzione, con delle alette parasole che si rivelano utilissime. E’ una bellissima giornata, perfetta per volare ma molto meno per guardare nei monitor. Le alette, pur non potendo fare miracoli, svolgono egregiamente il loro lavoro. Lo schermo sta nel centro della radio, così gli stick sono molto distanti l’uno dall’altro, e anche piuttosto piccoli per non rendere troppo voluminosa e quindi scomoda la radio. Bisogna farci un poco l’abitudine, ma la ST16 si impugna bene ed è più leggera di quel che sembra. Il “vecchio” Yuneec H 920 aveva la radio ST24 a 24 canali, ora Yuneec ha deciso di scendere alla ST16 a 16 canali, ma davvero non ci immaginiamo a cosa mai avrebbero dovuto servire 24 canali visto che già con 16 ce n’è d’avanzo. I comandi sono disposti in modo abbastanza intuitivo, un po’ scomodo da raggiungere il pulsante rosso che non comanda l’autodistruzione ma armamento e spegnimento dei motori.

Controlli pre volo

Il drone nella sua cassa. Si notino i bracci ripieghevoli con snodo a vite

Il drone nella sua cassa. Si notino i bracci ripieghevoli

Fatte le foto di rito con il drone appena tolto dalla cassa che lo contiene e lo protegge, montiamo le eliche. Un’altra piccola differenza rispetto al “vecchio” H920, ora non c’è più bisogno di una chiave, le eliche in carbonio si fissano dando a mano un quarto di giro finché si sente il clic del meccanismo di blocco e si sfilano premendo un tasto. Bello, pratico e sicuro, visto che con i cacciavite c’è sempre il rischio di spanare una vite o ovalizzare un foro, cosa che porta sempre a guai e anche incidenti, nei casi peggiori.  Dopo le eliche è la volta delle batterie. Yuneec non fa nessuna concessione alla moda attuale delle batterie intelligenti, che non sappiamo quanto sono furbe ma di sicuro fanno bene alle tasche del produttore, visto che sono compatibili solo ed esclusivamente con quel determinato modello. Il Super Tornado invece usa normalissimi pacchi da aeromodellismo, LiPo 6S da 4000 mAh, e cosa molto batapprezzabile non vengono spremuti particolarmente, tanto che bastano batterie 8C, più leggere ed economiche delle 40, 50, 60C e oltre che si trovano in commercio.

Se ne possono montare due oppure tre in parallelo, se sono due si risparmia un poco di peso e l’autonomia è 17-18 minuti reali, montandone tre si arriva a 20-24 minuti a seconda di quanto dinamico è il volo. Il fissaggio dei pacchi è anch’esso di derivazione aeromodellistica: niente fermi o blocchi meccanici o magnetici, ma un nastro di buon vecchio velcro che non tradisce mai. Ultimo controllo, e incrociamo le dita, è la verifica che il campo di Bollate, non lontanissimo dal piccolo aeroporto di Bresso, non sia nella famigerata lista delle No-Fly Zone di Yuneec: a differenza di Parrot, che le NoFlyZone non le ha proprio, almeno non nel senso comune del termine, e di DJI che le ha ma si possono quasi sempre ignorare, Yuneec è inflessibile: nelleNoFlyZone non si vola, punto.

Volo automatico
Ultimato il montaggio, verificata l’integrità di eliche, bracci e struttura, controllato che le batterie siano cariche e in buona salute e che il link radio sia di buona qualità, possiamo passare a definire il percorso della nostra missione, un giro di campo piuttosto stretto visto che il campo di Bollate è davvero minuscolo. Nel Tornado, la rotta si può disegnare con il dito sullo schermo, in sovraimpressione alla mappa Google del luogo scelto per il decollo. Non abbiamo precaricato le mappe per la missione, dovremo quindi scaricarle sul momento usando il WiFi della ST16. Quindi mettiamo in tethering il cellulare, connettiamo la radio al telefonino e… non succede ppoassolutamente nulla! Che diavolo è successo? Attimo di panico, il telefono segnala che c’è campo, la connessione tra il tethering e la ST16 è solida come una roccia, ma non passa un bit. Dopo qualche grattata di testa, scopriamo che è colpa del gestore telefonico, che ha un segnale forte ma vuoto, non ha nemmeno un misero bit di banda. Usiamo un altro cellulare, con un altro operatore, e in pochi secondi la mappa viene scaricata e possiamo tracciare il percorso. Una volta decollati, tiriamo su il carrello per liberare il campo alla camera e poi basta premere il pulsante “play” sullo schermo della ST16 e il drone esegue il suo giro di valzer automatico senza bisogno dell’aiuto del pilota.

Il Tornado è una macchina nata per la fotografia aerea, e di conseguenza il suo mission planner è molto essenziale: si possono stabilire le quote di ogni punto di interesse, cosa deve fare il drone quando ci arriva, come deve orientare la camera, se deve scattare una foto eccetera ma non ha funzioni per l’aerofotogrammetria, come lo scatto di immagini temporizzate, la gestione della mesh e dell’overlay: per questo bisognerà ricorrere a software di terze parti specifico per questo genere di applicazioni.

Volo manuale con un Breeze al guinzaglio

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Approfittiamo del fatto che non c’è praticamente vento per riprendere dall’alto il Tornado mentre vola usando un piccolo drone da selfie, lo Yuneec Breeze. La cosa non ha nessun senso scientifico ma ci vogliamo divertire, anche se con il sole che picchia direttamente nel monitor è stato molto a molto difficile “centrare” il tornado guardando nel cellulare usato per pilotare il Breeze, senza contare che l’esacottero è molto ma molto più veloce del cuginetto da taschino (40 km/h il Tornado, 18 con il vento in coda il Breeze). Il Masali, prima di fare il direttore di DronEzine, si divertiva con il Combat RC, sport che consiste in mischie furiose di aeromodelli che cercano di tagliarsi una coda di carta appesa ai timoni, quindi forte di questa esperienza si dice sicuro di riuscire a inseguire il Tornado con il Breeze. Se c’è riuscito o meno, lo lasciamo giudicare a voi dalle immagini nel filmato di apertura. Finite le giocose riprese aeree mentre ai comandi del Tornado c’era Cardani, i piloti si scambiano i ruoli e il Masali prende in mano la ST16.

Il Masali alle prese con il Tornado
Schermata 2017-03-08 alle 22.44.58Non avevo mai pilotato un esacottero così grande, e devo dire che mi ci sono trovato subito a mio agio.
Il drone cinese è sorprendentemente agile per avere una massa di quasi cinque chili, e oltretutto è molto stabile, specialmente nella gestione della quota: non perde praticamente nulla anche durante le virate strette coordinate e le spirali, che di solito mettono in crisi le centraline dei droni grandi e piccoli. Non è in compenso facilissimo capire l’orientamento della macchina, l’unica luce che aiuta il pilota è quella posteriore, molto ben visibile anche da lontano ma avremmo preferito avere le consuete luci di navigazione anche sui bracci, visto che se pilotiamo con la prua verso di noi non è per niente facile capire se la macchina sta ruotando in senso orario o antiorario. Il drone è sempre pronto e reattivo in tutte le manovre, e contrariamente alla scuola Yuneec non è affatto lento sull’asse del’imbardata, cosa che invece ho notato nel resto della flotta Yuneec, dal Breeze da taschino ai quadricotteri Q500. Finito il volo opto per un atterraggio manuale, ma tanto manuale non è, visto che il software mi aiuta lo stesso e non devo far altro che abbassare lo stick del gas e tenerlo giù finché il drone non si posa. Automaticamente, una volta che ha toccato terra i motori rallentano fino al minimo e basta spegnere con il pulsante rosso della radio. Oppure, volendo, si può sempre riattaccare.

Il prezzo del drone Yuneec H920 Plus
L’esarotore professionale Tornado Plus meglio noto come H920 Plus di casa Yuneec, costa euro 4500,00 non si tratta certo di un primo prezzo e che di fattolo destina alla fascia medio alta per questa tipologia di prodotti.

Riprese video

9.17yu0172_fn-c8484c38Come abbiamo detto, il Tornado è una macchina per videoriprese, e comincia dove finisce il Typhoon H, che è più piccolo e pratico (e costa un terzo) ma condivide quasi tutte le caratteristiche con il fratello maggiore, dalla radio al software di volo alla gestione delle rotte automatiche. E sono anche molto simili come caratteristiche di volo e autonomia. Ma la differenza si fa abissale sulla camera di bordo, che nel caso dell’H920 Plus si chiama CG04 e nasce dalla collaborazione tra Yuneec e Panasonic. Si tratta di una vera mirrorless compatta con ottiche intercambiabili (è compatibile con gli obiettivi Olympus da 12 mm, Olympus da 45 mm Premium e zoom Olympus da 14–42 mm). Di serie è fornita con uno zoom ottico 3x remotabile attraverso la radio in volo, e sempre in volo si possono variare parametri come la risoluzione ISO e il tempo di esposizione. La camera produce filmati in 4K e scatti a 16 megapixel senza distorsione, e può funzionare in modalità singola o team. In modalità singola il pilota controlla contemporaneamente la videocamera e il drone, mentre In modalità team il pilota guida e il cameraman si concentra sulle riprese, esattamente come succede con gli Inspire di DJI.


Ecco come esempio un ritratto del Breeze in volo scattato dalla CG04. Clic sulla foto per visualizzare l’originale non elaborato a piena risoluzione.Y4630006d


Sicurezza, luci e ombre

La sicurezza deve essere sempre la prima preoccupazione di un pilota. Ma quando si ha a che fare con una macchina complessa, pesante e veloce (40 km/h) come il Super Tornado diventa se possibile ancora più pressante. Come è messo come sicurezza l’H920 Plus? Diciamo che a volte fa bene, altre volte strafà, a volte lascia a desiderare.

deddA nostro parere strafà quando esagera con le NoFlyZone, oltretutto senza dare al pilota la possibilità di decidere di ignorare il divieto, anche se sa di avere le autorizzazioni in regola. Il software  impone per esempio 8 km di distanza dagli aeroporti, mentre il regolamento Enac ne stabilisce solo 5, e non è che sia un regolamento poco conservativo. La limitazione, oltre a essere fastidiosa, potrebbe impedire di eseguire dei lavori perfettamente legali: pensiamo per esempio a operazioni specializzate autorizzate da ENAC con tanto di  Notam, magari anche dentro il perimetro dell’aeroporto, o un volo indoor in un capannone all’interno di una NoFlyZone, o addirittura al caso di un salone aeronautico che si svolge in un aeroporto, come l’edizione dello scorso anno del Roma Drone Show, in cui anche noi di DronEzine abbiamo volato con tutti i permessi in regola, con la dirigenza di Enac a far da spettatore. Tutti casi in cui il volo sarebbe legale e legittimo, oltre che sicuro, ma fallo capire al software. E non c’è verso di barare, non vale la stagnola che ingannava il Q500 e nemmeno serve a qualcosa spegnere il GPS, se non c’è il segnale il drone non si arma. Ogni regola ha la sua eccezione, ma la NoFlyZone Yuneec no.
E questo può diventare un problema per i professionisti.
cxxcxcLascia a desiderare la mancanza di sensori anticollisione. Che sono previsti dal software, predisposto per accoglierli, ma ancora l’hardware non è disponibile e non sappiamo quando (e se) lo sarà. Questa a nostro parere è una mancanza che si sente in una macchina nata per le videoriprese, che fa anche il follow me: seguire un soggetto alla cieca con un macigno da 5 kg lanciato a 40 all’ora non è il massimo per la sicurezza.
Molto bene invece il bloccaggio automatico delle eliche, che è semplice e sicuro e evita sia i problemi dovuti a un’eventuale elica stretta male sia i danni come alesature o microfratture dovute a viti strette troppo, o peggio ancora a dadi stretti male o non stretti affatto.
Quanto alla pretesa maggior sicurezza intrinseca degli esarotori rispetto ai quadricotteri, sospendiamo il giudizio. E’ vero che la centralina dell’H920 è in grado di gestire senza problemi un motore o un’elica in panne, ma è anche vero che con sei rotori le probabilità di guasti sono del 30% maggiori rispetto a quattro. Un po’ come dicono i vecchi piloti, “il bimotore è più sicuro se si pianta un motore, ma ha una probabilità doppia che succeda rispetto al monomotore”. Lasciamo che ciascuno tragga le proprie conclusioni, in mancanza di statistiche affidabili che ci dicano con certezza se è vero che sei rotori son meglio di quattro sotto il profilo della sicurezza.

 

Dimensioni Diagonale 920 mm, ripieghevole
Massa al decollo 4990 g
Batteria 2 o 3 pacchi LiPo 6S 4000 mAh
Autonomia Fino a 24 minuti (con tre pacchi)
Camera 16 MP, video 4K, ottiche intercambiabili Olympus, ritorno video 720p
Link controllo 16 canali, 2,4 GHz con ricezione video in downlink a 5 GHz, raggio 1,6 km
Prestazioni Altezza max 122 metri, quota 4.000 metri, velocità 40 km/h

 

 

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