Il 5G di TIM mette i droni in rete

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Torino sarà una delle prime città italiane ad avere una infrastruttura di rete mobile di quinta generazione: entro l’anno, in città saranno installate 100 small cell nelle aree nevralgiche della città, con velocità di i 700 Mbps in download e75 Mbps in upload, consentendo la connessione fino a 100 mila terminali contemporaneamente per cella.
E i droni sono tra i primi a beneficiarne

Tra i primissimi servizi mostrati in occasione dei 5G Day sotto la mole, TIM ha scelto di mostrare proprio un drone connesso alla rete radiomobile che invia in tempo reale flussi video ad un server in cloud computing. Cosa che apre ai droni scenari totalmente nuovi: dalla trasmissione in diretta delle riprese 4k alla possibilità di  effettuare elaborazioni in diretta sul flusso dati catturato dai sensori di bordo, evitando i tempi morti attuali che richiedono di scaricare i dati dal drone una volta atterrato e passarli alla successiva fase di elaborazione. ma questa è solo la punta dell’iceberg: in futuro le reti 5G potranno essere usate per pilotare direttamente i droni a continenti di distanza.

Inoltre,  una volta che il traffico dei droni sarà in rete, sarà possibile integrarli per davvero nello spazio aereo di tutti, insieme agli aeroplani, controllandoli direttamente di computer invece che affidare il traffico a controllori di volo umani: una visione che in America si chiama NextGen e in Europa Sesar, due sistemi che in sostanza puntano allo stesso risultato, quello di automatizzare il più possibile il traffico aereo dei droni liberando dall’incombenza i controllori di volo. E cosa altrettanto importante, i droni in cloud non hanno bisogno di pilota, un passaggio necessario per rendere reali le promesse del delivery via drone oltre alle visioni più ardite come il trasporto di passeggeri, due cose al momento strettamente proibite un po’ dappertutto, se escludiamo qualche sperimentazione protetta.

Qualche mattoncino di questo futuro ormai alle porte già lo vediamo, proprio Telecom sta sviluppando un chip che identifica i droni in volo, una targa elettronica fondamentale per poter accettare la macchina nel cloud e in futuro dirigerla. Un business enorme, che naturalmente non vede impegnata solo TIM ma un p’ tutte le Telco, oltre a realtà del calibro della NASA.

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