Uccello o drone, quale collisione risulta essere più pericolosa per un aeromobile?

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Di Francesco Paolo Ballirano, legale esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di Dronezine

Quasi all’ordine della settimana si leggono notizie circa gli Air Miss, ovvero le mancate collisioni tra aerei di linea tradizionali e i droni. In alcuni casi sono state portate evidenti prove che si trattava di una madornale svista da parte del pilota, ma nella maggioranza dei casi, queste rischiose e per fortuna mancate collisioni ci sono state davvero. Per lo più avvenute nei pressi di aeroporti, ma in alcuni casi anche a considerevoli altezze per un drone. Ma se per ipotesi una collisione non potesse essere evitata, sarebbe plausibile ipotizzare che il drone contro alla carlinga, parabrezza o motore di un aereo produca gli stessi danni di un uccello in volo?

Bird Strike vs Drone Strike

Il rischio correlato ad un eventuale impatto tra droni ed aeromobili tradizionali continua ad essere un tema di grande attualità, anche e soprattutto ai fini della possibile integrazione dei droni nel traffico aereo civile.

La necessità di trovare soluzioni che riescano a ridurre i rischi di possibili impatti e garantire, pertanto, una coesistenza sicura tra aeromobili manned ed unmanned, ha portato ad una vasta serie di analisi in grado di comprendere a fondo l’intera portata del fenomeno e di altrettante ipotesi risolutive.
Tra i tanti studi, appare interessante la relazione dell’Australian Transport Safety Bureau (ATSB), che si differenzia dalle altre per un diverso approccio alla problematica in esame, partendo da una similitudine sicuramente forzata, ma nondimeno interessante.

Secondo la ATSB, una chiave di lettura per risolvere il problema della sicurezza è quella di “vedere” i droni come se fossero uccelli meccanici, sfruttando così i dati sull’impatto degli uccelli sugli aeromobili tradizionali (c.d. Bird Strike) in modo tale da prevedere i danni previsti dalle collisioni tra i droni e gli aerei.

Ciò perché, a causa della rarità delle collisioni effettive tra droni ed aeromobili, l’ATSB ha utilizzato proprio la quantità elevata di dati relativi al Bird Strike per prevedere i danni previsti da collisioni con i droni.

Bird Strike, che cos’è

Per Bird Strike si intende l’impatto tra un aeromobile in movimento e volatili. Il maggior pericolo di tale impatto è dato dall’ingestione degli uccelli nei reattori che può causarne un malfunzionamento fino ad un loro danneggiamento irreversibile.

É un fenomeno tutt’altro che sconosciuto o sottovalutato dal mondo dell’aeronautica e nel tempo sono state adottate soluzioni per attenuare tale problematica, tutt’altro che rara ed irrilevante.

Negli aeroporti od in prossimità degli stessi vige la responsabilità del gestore aeroportuale e del controllore del traffico aereo sulla prevenzione e il monitoraggio della fauna volatile.

Il rapporto ATSB

Proprio per tali ragioni, la ATSB ha utilizzato le statistiche relative al Bird Strike nella sua recente relazione: un’analisi sull’impatto tra aeromobili a pilotaggio remoto con aeromobili tradizionali letta alla luce delle considerazioni e degli studi sul Bird Strike. Il rapporto ha tratto delle conclusioni interessanti.
Sebbene ad oggi in Australia non siano state segnalate collisioni tra droni ed aeromobili, ci sono stati 69 avvistamenti di droni che si trovavano in prossimità degli stessi. Tali episodi si sono verificati soprattutto nelle città principali, in particolare Sydney.

Circa la metà dei droni era ad un’altezza compresa tra i 1.000 piedi ed i 5.000 piedi e il 16% era superiore a 5.000 piedi. Gli “avvistamenti” si sono verificati soprattutto nei fine settimana, suggerendo l’uso ricreativo dei droni.

L’ATBS prevede che circa l’8% delle collisioni di droni con velivoli ad alta capacità di trasporto aereo porterà alla loro ingestione nel motore, e, tra questi, più del 20% causerà seri danni al motore e spegnimento del motore (una statistica superiore a quella per l’ingestione di uccelli).

Altre collisioni potrebbero danneggiare le superfici di volo (ali e coda) dell’aeromobile, provocando una perdita di controllo.

Gli aeromobili manned non hanno certificazioni “anti droni”

Nel biennio 2014-2015, gli episodi di Bird Strike in Australia si sono verificati con uccelli molto grandi a Brisbane (un Pelican e due Eagles), Cairns (Aquila), Darwin (Jabiru), Sydney (Pellicano), Avalon (Aquila), Rockhampton (Pellicano).

La grandezza degli uccelli tuttavia non è sempre un problema insormontabile. Gli aeromobili commerciali sono certificati per resistere a una collisione della fauna selvatica – fino a 3,65kg per i grandi motori a turbina presenti sulle famiglie Boeing 737 e Airbus A320.

Ciononostante, gli aeromobili non sono attualmente certificati per resistere a un impatto con un drone. Non è tanto una questione di peso, ma, piuttosto, perché differiscono fisicamente dagli uccelli in quanto costituiti da componenti rigidi, tra i quali la batteria rappresenta la principale fonte di preoccupazione.
Il rapporto ATSB conclude che i velivoli pilotati in remoto sono rigidi e generalmente più pesanti degli uccelli e la proporzione complessiva delle collisioni con conseguenti danni agli aerei dovrebbe essere superiore a quella per gli attacchi degli uccelli e la ripartizione dei danni su un telaio sarà probabilmente anche diversa.

Quello che però merita un’importante riflessione è l’approccio alla problematica portato avanti dall’Autorità australiana. Ed infatti, il punto di vista, in tale specifico studio, è totalmente cambiato.

Se dovessimo equiparare il “drone strike” ad un bird strike, dovremmo giungere a conclusioni che imporrebbero ai costruttori di aeromobili ed agli enti di gestione aeroportuale e di controllo del traffico aereo di adottare le dovute precauzioni e soluzioni.

Non si tratterebbe tanto di limitare o “bloccare” il volo dei droni, ma, piuttosto, di rendere gli aeromobili tradizionali in grado di non compromettere la sicurezza del proprio volo nel caso in cui vi siano tali collisioni.

Sul punto, soprattutto in Europa, l’EASA potrebbe e (dovrebbe) avere un ruolo chiave, sia per quanto riguarda la creazione di nuove regole per rendere gli aeromobili manned sicuri ed a prova di urto con droni, sia per stabilire regole chiare per responsabilizzare gli enti di gestione del traffico aereo sulla presenza di droni, anche e soprattutto perché tali collisioni avvengono principalmente in prossimità degli aeroporti e lungo i sentieri di avvicinamento.

La presenza di un’autorità sulla sicurezza aerea, quale l’EASA, che regola (e regolerà) la sicurezza degli aeromobili manned ed unmanned è senza dubbio un vantaggio che va sfruttato quanto prima, poiché, avendo una visione completa del quadro sicurezza su tale tema, ha la possibilità di prendere decisioni ad ampio respiro.

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