I fucili anti drone sono sicuri per gli esseri umani?

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Tra le soluzioni antidroni che hanno riscontrato da subito grande successo fin dal momento della loro presentazione c’è senz’altro Dronegun, un fucile in grado di bombardare il drone nel mirino con delle onde (come un jammer) che interferiscono con il collegamento tra il drone e il radiocomando del pilota remoto e possono anche arrivare a compromettere il sistema GPS del drone. In questo modo, il pilota perde il controllo del suo drone che, ormai incapace di orientarsi e quindi impossibilitato anche a sfruttare la funzione Return to Home, non può fare altro che arrendersi e precipitare da qualche parte.

E se recentemente negli USA è stato concesso ai militari di abbattere i droni non autorizzati che dovessero sorvolarne le basi, considerando anche le crescenti preoccupazioni per l’uso di questi velivoli negli attacchi terroristici, c’è da scommettere che l’uso di fucili antidroni diventi sempre più una realtà diffusa in numerose strutture ed aree sensibili.

Come funziona DroneGun

La domanda però è: siamo sicuri che questi strumenti siano del tutto innocui per gli esseri umani? Una prima risposta in questo senso riguarda proprio il modello MKII DroneGun, che recentemente è stato certificato conforme ai requisiti dell’Autorità Comunicazioni e Media di Australia e Nuova Zelanda per l’esposizione umana alle frequenze radio. Una buona notizia per l’azienda produttrice, l’australiana DroneShield, e per le numerose agenzie che in tutto il mondo sono interessate a dotarsi del suo fucile.

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