Olimpiadi di PyeongChang: DJI aggiorna le No-Fly zone

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“La decisione di implementare restrizioni di volo temporanee in Pyeongchang e in altre città della Corea del Sud intende aumentare la sicurezza e avrà effetto per la durata delle competizioni sportive di febbraio 2018″, così DJI ha annunciato l’arrivo di un software update che stabilirà delle No-Fly zone per tutti coloro che hanno un suo drone.

Non solo l’area di Pyeongchang, sulla quale saranno puntati gli occhi di tutto il mondo durante le Olimpiadi Invernali, ma anche alcune tra le principali città del resto del paese, che potrebbero rappresentare degli obiettivi per attacchi terroristici mossi dalla vicina Corea del Nord, dove il dittatore Kim Jong-un potrebbe approfittare della situazione per imporsi all’attenzione mondiale.

Nel frattempo, temendo anche l’uso di droni a scopi terroristici (per sganciare bombe o diffondere agenti chimici/biologici) lo staff che si occupa della sicurezza delle Olimpiadi ha fatto sapere di aver messo a punto dei droni in grado di intrappolare con delle reti altri velivoli non autorizzati. In quest’ottica, non si è fatta attendere la mossa di DJI, che con le nuove limitazioni taglia la testa al toro ed evita così che, tante volte ci fosse qualche problema, uno dei suoi droni finisca immortalato dai media come collegato ad una strage o quantomeno ad un episodio spiacevole. Ricordiamo infatti che l’accoppiata “sport invernali e droni” evoca un precedente “da brividi”, ossia l’incidente sfiorato a Madonna di Campiglio verso fine dicembre 2015, quando il drone delle riprese precipitò improvvisamente sul tracciato della pista, sfiorando il discesista austriaco Marcel Hirscher.

Una doppia operazione d’immagine, dunque, da parte del colosso di Shenzen, ma anche l’occasione per sottolineare, davanti al mondo intero, che se esiste un’azienda che produce e vende ai privati tanti di quei droni da rendere plausibile vederli durante le Olimpiadi, se esiste un’azienda che ha da sempre a cuore la sicurezza dei piloti e degli altri al punto da aver sviluppato dei software in grado di bloccare tutti i prodotti che vuole a costo di mantenere il controllo assoluto, quella è DJI.

Non è la prima volta che DJI adotta una politica di restrizioni temporanee in zone sensibili, dal momento che la stessa decisione è stata presa per tutelare il G7 in Giappone e le partite degli Europei di Francia 2016.

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