Regolamento EASA, che ne sarà dei droni e dei piloti italiani?

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Non si parla d’altro oramai. Il regolamento europeo che dovrebbe normare il settore dei droni professionali e amatoriali nel vecchio continente bussa alla porta.

Pubblicata da qualche giorno ed esattamente il 6 febbraio, la Opinion 01/2018, si chiama così l’ultima bozza emessa da EASA, non ha fatto altro che creare ulteriore confusione e scompiglio  tra gli operatori professionali e sopratutto tra coloro che vorrebbero diventarlo.
Per la categoria degli aeromodellisti appassionati del volo, non cambia una granché ne dall’attuale regolamento ENAC, ne dalle precedenti bozze di EASA.
Per i professionisti invece, specialmente per gli operatori di quella sub categoria tanto criticata e al contempo benedetta da tanti, cioè quella dei “trecentini la questione invece si complica notevolmente.

Il peso dei 300 grammi oramai è quasi cosa certa, è stata una libera interpretazione della autorithy nazionale che ha voluto dare una spinta anche emotiva al comparto dei droni, aggiungendo i paraeliche ai droni dal  peso di 250 grammi.
Sia negli Stati Uniti, sia in Europa la classe di rifermento, con la quale si potrà volare liberamente senza assoggettarsi a patentini o altre gabelle, risulta essere quella categorizzata con la sigla sub category A1 class C0, ovvero droni dal peso massimo di 250 grammi che in Europa non dovranno registrarsi a nessuna organizzazione o database pubblico e non necessiteranno di nessun identificativo elettronico a bordo.
Per il loro pilotaggio sarà  sufficiente leggere le istruzioni contenute nella confezione.
Altezza massima del volo consentita di 120 metri, ma lontano dagli aeroporti.

Sempre nella category A1 con la class C1 troviamo un limite di peso di 900 grammi o droni con una energia cinetica inferiore agli 80 joule e una velocità massima inferiore a 19 metri al secondo (68,4 km/h)  potranno anch’essi volare sopra alle persone non assembrate (in EASA si parla di folla).
A patto di  svolgere un corso online e superare il relativo esame sempre online.

I trecentini, una specie in via di estinzione?

Parrebbe quindi che la categoria degli attuali “trecentini, ovvero i SAPR con peso al decollo inferiore o uguale a 0,3Kg sia destinata a scomparire. E degli attuali operatori che ne sarà?

La domanda se la pongono   ovviamente anche a tutti coloro che sono in possesso di un attestato regolarmente emesso da un Centro di Addestramento riconosciuto da ENAC.
Ci sarà una  evoluzione, per non dire rivoluzione in un futuro prossimo, questo è certo.
Quello appare meno evidente  è quando succederà?
E sopratutto rimarranno  i vantaggi per coloro che posseggono queste qualifiche aeronautiche?

La timeline di EASA sembra essere puntuale e pare che voglia rimanere sul binario stabilito, ma chi lavora in ambito aeronautico, sa che non è mai semplice concludere in breve tempo un processo abbastanza complicato che coinvolge le autorithy nazionali dei vari stati membri aderenti a EASA.
Ricordiamo che EASA è principalmente composta da ENAC, DGAC, CAA e altri enti che normano il volo civile, quindi il regolamento che ne uscirà sarà ovviamente un sunto delle varie proposte e argomentazioni proposte dalle autority locali.

ENAC ha sempre cercato, per sua stessa ammissione, di essere adeguata e preparata, per non direi di voler anticipare le future normative europee e questo è certamente un punto di vanto, di orgoglio e forse anche economico per gli operatori che devono decidere come e quanto investire in questo fiorente mercato.

Per operatori però non intendiamo solo la piccola media impresa, tipicamente italiana, composta non diciamo dal One Man One Band, ma anche solo da realtà di 5 / 10 addetti che si occupano, di servizi di riprese aeree o di costruzione o di customizzazione o di realizzazione di riprese professionali che non comprendono solo quelle video per intenderci.
E’ quanto mai evidente che tutti i meriti e le posizioni di mercato sin qui acquisite potrebbero ribaltarsi.

Per assurdo se ci pensiamo bene, anche la richiesta dell’attuale regolamento ENAC che obbliga i SAPR, ovvero i droni professionali ad utilizzare un piccolo trasponder o meglio un sistema di identificazione in tempo reale e che al momento è sostituita da una targhetta adesiva con un codice QR fornito da D-Flight – una azienda vicina a ENAV –  sembra di fatto momentaneamente sospesa.
E in ballo ci sono grossi player delle telecomunicazioni che hanno già offerto le proprie soluzioni.
Ma chi si prenderebbe l’onere in tutta onestà, di caldeggiare un sistema piuttosto che un altro, quando tra un anno, tra due o al massimo nel 2021 potrebbe cambiare tutto?

Nello stesso tempo alla nostra redazione arrivano richieste e domande sul  fatto che convenga aspettare a compiere il passo di fare un corso per diventare pilota e magari anche operatore.
Certo non fare investimenti sbagliati o buttare via i soldi non conviene mai, ma se si rimane sempre alla finestra, poi si rischia di non lavorare affatto.

In testa all’articolo abbiamo parlato di timeline da rispettare, ma anche di lentezza burocratica per l’attuazione del futuro regolamento europeo.

Le modifiche al regolamento europeo sono finite?

Regolamento che per inciso potrebbe rivelare delle ulteriori sorprese, dato che a puro titolo di esempio in una delle ultime bozze c’era un parametro che nella Opinion 01/2018 di fatto è sparito.
Ci riferiamo alla discriminante della telecamera da 5 Mpx. Vincolo che attualmente è scomparso, come si legge tra le righe del documento ufficiale : “The references to the availability of a 5-MP camera on the UA has been removed.”

Concludendo, il nuovo regolamento EASA potrebbe, ma non è affatto detto, essere  operativo un po’ prima della sua tabella di marcia. Ma realisticamente forse si continuerà a parlare del 2020/2021.

Sarà certamente migliorativo, rispetto agli standard attuali e sopratutto, dovrebbe sparire definitivamente la divisione tra uso professionale e ricreativo.
La classe di peso sino a 900 grammi potrebbe permettere, rispetto ad oggi, a mezzi tipo Mavic Pro, Mavic Air e altri droni similari di volare sopra a persone, ma non alla folla.
Permettendo quindi ad amatori e professionisti che abbiamo superato un esame teorico e online – vedremo poi quanto sarà difficile – di volare in regola con al legge.

Non ci sarà solo la discriminante del peso, ma saranno tenute in considerazione anche  altri fattori costruttivi, quali la mancanza o smussamento di parti potenzialmente pericolose in caso di impatto, quali angoli vivi ecc..
Diciamo che per la stra grande maggioranza di privati cittadini o piccole imprese che vorranno continuare a divertirsi o a lavorare nel mondo dei droni, potranno aprirsi ulteriori spiragli, Probabilmente rendendo inutili i precedenti “patentini”.

Tuttavia come recita un famoso detto popolare: “Non dire gatto se non l’hai nel sacco” Quindi con tutto il rispetto per i gatti e i gattini, sopratutto per quelli presenti sui social network, aspettiamo a vedere cosa succederà e per oggi e certamente anche per il domani, continuano a rispettare le attuali regole, poi per il futuro vedremo.

Per chi mastica l’inglese e abbia voglia di farsi una idea dei metodi che hanno portato alla classificazione EASA dei piccoli droni civili, ecco il link alla Opinon 01/2018 e qui direttamente al PDF

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