Scuole di volo per droni: un falso problema

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Frastornata dalle tante novità del regolamento ENAC, la comunità italiana dei dronisti si crea problemi anche dove non ci sono. A cominciare dalle scuole di volo certificate ENAC che abilitano al volo in area critica,  che sono previste dal regolamento ma non ci sono nella realtà.
E ci sono ottimi motivi per cui non ci sono. Vediamoli insieme.

A tutti serve imparare a volare, ma a ben pochi serve un certificato per volare in area critica. Innanzitutto non serve a chi vola per hobby: in questo caso il drone, che sia ala fissa o che sia multicottero, che abbia a bordo una telecamera, uno scanner laser, una termocamera o nulla del tutto, che sia piccolo da stare in una mano o sia un mostro da 20 chili, è considerato un aeromodello. E per pilotare aeromodelli non servono patentini, non servono certificazioni, non servono piani di volo. In teoria non servirebbe nemmeno l’assicurazione, ma volare senza sarebbe davvero da incoscienti, tanto più che una polizza hobbistica costa pochissimo, i soci di DronEzine la possono stipulare con 35 euro all’anno e copre in tutto il mondo (USA e Canada esclusi).

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Anche per chi fa lavoro aereo, molto opportunamente il regolamento ENAC non richiede una scuola specifica, basta autocertificare la conoscenza delle regole dell’aria, e naturalmente dire da dove deriva questa conoscenza: da una scuola, dal possesso di un titolo aeronautico, da un attestato di aeromodellista. Con questo e un’assicurazione professionale si può essere autorizzati a fare lavoro aereo in area non critica. In questo caso il drone, che non potrà superare i 25 kg di peso (e sono la stragrande maggioranza) dovrà essere certificato per volare in area non critica, ma non è una cosa lunare: ci sono già casi di piccolissimi team, come Helicampro, che in pochi giorni hanno portato alla certificazione le loro macchine, dialogando con ENAC. Che volutamente non divulga i dettagli di come si ottiene la certificazione, perché non è un iter burocratico ma un percorso aeronautico con il quale si deve convincere i funzionari della validità del progetto, non basta riempire qualche modulo ministeriale.

Il famigerato “patentino” riguarda dunque solo una stretta minoranza di professionisti, che devono pilotare droni enormi (oltre 25 kg, in pratica piccoli aeroplani) e lavorare in area critica, cioè in altre parole sulla testa della gente.

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È chiaro che si tratta di una situazione limite, che deve essere evitata ogni volta che sia possibile, organizzandosi per volare in area non critica. Per esempio, Il fotografo che riprende un matrimonio non può pensare di volteggiare con il Phantom sulla testa degli invitati, piuttosto porterà gli sposi e un gruppetto di amici stretti in un parco e (dopo aver chiesto i necessari permessi) transennerà gli ingressi e farà le romantiche riprese dal punto di vista di Cupido stando a 30 metri di distanza e avendo ben chiaro dove cadrà il suo drone se qualcosa va storto.

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Lo stesso farà chi deve riprendere edifici, chiedendo al sindaco di chiudere al traffico l’area, chi filma una corsa ciclistica farà in modo di riprendere le parti del percorso che possono essere riprese in area non critica, e alla peggio se succede un imprevisto farà in modo di cadere nel bosco e non sul gruppo della maglia rosa. Chi effettua voli agricoli li farà sui campi adatti, quelli vicini alla strada o alle case si tratteranno con il trattore, come si è sempre fatto.

Volare in area critica è una cosa da fare solo in casi estremi, quando non c’è nessun modo di evitarlo, quando è assolutamente inevitabile e quando i vantaggi superano di gran lunga i rischi: salvare sciatori sepolti sotto la slavina, cartografare un area dopo un terremoto per vedere dove sono gli interventi più urgenti, monitorare un parco in cerca di spacciatori. Una attività molto specializzata e rischiosa che deve essere affidata piloti esperti, professionali e con tutte le carte in regola, certificati da piloti istruttori con alle spalle una solida carriera aeronautica.

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A nostro parere, questo è il motivo per cui ENAC non ha ancora certificato nessuno a rilasciare attestati per l’area critica, nemmeno gli aeroclub, nemmeno le scuole che insegnano a pilotare elicotteri, nemmeno quelle che preparano i piloti dei Jumbo. Perché l’area critica è pericolosa. Addirittura estrema. Perché non ci sono obiettivamente buoni motivi per volarci dentro, e se proprio ci sono sono casi estremamente particolari che potranno essere valutati in seguito, quando il regolamento darà più assestato e la comunità dei droni avrà dimostrato di padroneggiare bene l’area non critica. Perché piuttosto di vedere stormi di Phantom volare sulla gente, ENAC preferisce tenere ben chiusa a chiave l’area critica, e onestamente non riusciamo a dar loro torto. Prima di correre, impariamo a camminare.

In compenso, se la mancanza di scuole per area critica non la sentiamo, sentiamo la penuria di scuole per imparare a volare, per imparare a gestire in sicurezza le nostre macchine. Qualcosa si sta muovendo, e abbiamo cominciato l’abbozzo di un censimento delle scuole italiane. Perché imparare a volare nel modo giusto è il primo passo nella carriera di pilota di drone. Poi qualcuno farà tutti i gradini verso l’area critica e magari diventerà istruttore, ma imparare a volare è un direttori tutti, anche di chi starà saggiamente alla larga dall’area critica e farà lo stesso lavoro aereo soddisfacente e redditizio.

 

 

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