Quanto guadagna un pilota di droni? Primi risultati del sondaggio di AssoRpas, Fiapr e DronEzine

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Quanto vale il mercato dei servizi con i SAPR, dalle riprese matrimoniali ai sofisticati servizi per l’industria? Per scoprirlo, insieme alle maggiori associazioni di categoria, DronEzine ha lanciato un sondaggio per accendere una luce su un settore di cui nessuno sa nulla. E i primi risultati sono sorprendenti: eccone un assaggio, in attesa della ricerca completa che verrà presentata giovedì 17 maggio al Droni Hub, fiera Milano City, ore 10.

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CHI SONO I PILOTI DI DRONI?

IL SONDGGIO ASSORPARS-FIAPR-DRONEZINE conferma una impressione che già avevamo: la stragrande maggioranza dei pioti sono uomini, le donne sono appena il 2,2% del campione. Un poco più sorprendente il fatto che il settore è, anagraficamente parlando, “maturo”: i giovani tra 18 e 25 anni sono pochi, circa il 15%, mentre la fascia d’età più rappresentativa va da 36 a 45 anni, e i 46-55 enni sono (poco) più dei 26-35enni. Le pochissime donne sono ancora più mature dei colleghi maschi, in maggioranza si posizionano tra i 46 e i 55 anni, anche se non mancano le “ragazzine” nella fascia 26-35 anni.

Non è un mestiere per giovani: la fascia d’età più rappresentativa per i piloti di droni è 36-45 anni. Relativamente pochi i giovani, mentre non mancano i piloti senior ultrasessantacinquenni.

 

POCHI ASSUNTI, TANTI FREELANCE

Se i piloti sono maturi dal punto di vista anagrafico, il settore è ancora molto giovane, e di conseguenza è difficile trovare un lavoro stabile come pilota di droni. Di fatto, solo il 3% del campione è assunto come pilota, a cui si aggiunge un altro 6% di lavoratori regolarmente assunti con altre qualifiche ma che usano il drone per i loro compiti d’ufficio. Insomma, i contratti “stabili” non arrivano al 10%. Il grosso dei piloti si divide quindi tra piloti freelance, che offrono ai clienti il pilotaggio del drone, che sono poco meno di un quarto del totale, mentre la parte del leone (quasi il 70%) la fanno i professionisti (fotografi, topografi, agricoltori, geometri, installatori di pannelli fotovoltaici, tecnici edili  eccetera) che usano il drone nel loro lavoro quotidiano.

Una situazione fluida, che si riflette anche sul fatto che sono ancora sfumati i confini precisi tra lavoro e hobby: nonostante l’attestato, il 7% dei piloti usa il drone solo per hobby, poco più di un quarto lo usa esclusivamente per lavoro e in mezzo diverse gradazioni di hobbisti che arrotondano con qualche servizio e professionisti che non disdegnano di volare per divertimento. L’impressione generale che si evince da questi dati è che in tanti sono tentati dal trasformare la passione in un lavoro, ma non è facile per nulla.

Questa impressione si rafforza andando a vedere più in dettaglio qual è il fatturato dei professionisti e delle aziende che operano nel settore dei droni. La grande maggioranza, il 70%, non arriva a 5 mila euro, e l’85% del campione di ferma entro 15 mila euro di fatturato annuo: cifre che identificano una galassia di semiprofessionisti che arrotondano i guadagni con il drone, appassionati che muovono i primi passi nel settore, e aziende in fasce che cercano una loro collocazione in un mercato difficile. Ciò non toglie che ci siano realtà che mettono a segno fatturati interessanti, il 6% del campione fattura oltre 100 mila euro/anno, e un altro 7% si pone tra 20 e 50 mila euro all’anno, cioè non ci diventa ricco ma ci vive dignitosamente. Anche se in un mercato così competitivo, una manciata di aziende e professionisti (quel 6% che fattura oltre 100 mila euro all’anno) si mangiano quasi tutta la torta, lasciando le briciole agli altri.

Le difficoltà di questo mercato sono tante e  nettamente percepite da chi con i droni ci lavora, per l’80% del campione quello dei droni è un mercato difficile, e le difficoltà maggiori sono in primo luogo l’abusivismo, segnalato come serio problema dal 47% dei rispondenti, seguito a distanza dalla difficoltà di far capire ai clienti l’importanza dell’uso del drone nella loro attività, problema che affligge quasi un terzo del campione. Per un altro terzo dei rispondenti i problemi principali si dividono equamente tra difficoltà burocratiche nell’ottenere le autorizzazioni per le operazioni specializzate,  limiti legali troppo pesanti nell’uso dei droni e i costi operativi dovuti alla burocrazia, per esempio i famigerati 94 euro per ottenere un Notam.

NOTA: benché statisticamente significativi, i risultati di questo sondaggio sono ancora parziali, in quanto le risposte continuano ad arrivare. Quando avremo più dati, oltre ad aumentare la precisione e l’affidabilità dei risultati, potremo effettuare analisi statistiche più raffinate, anche incrociando i dati settore per settore e avere una fotografia migliore dell’industria dei droni, che sarà usata anche per far valere ai tavoli istituzionali i nostri diritti. L’analisi definitiva sarà presentata il 17 maggio a Droni Hub, fiera Milano City e pubblicata sul numero di maggio/giugno di DronEzine Magazine.

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