Parrot perde colpi sul mercato e pensa a tagliare un centinaio di posti di lavoro

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Il mercato dà, il mercato prende. Difficile resistere – specie in un settore così vulcanico e competitivo come quello dei droni – se non si è in grado di scommettere sui cavalli vincenti e – peggio – limitare i danni quando si riconosce di aver perso.

L’ultimo documento rilasciato da Parrot sui guadagni del terzo trimestre lascia poco spazio alle interpretazioni creative: l’azienda di Henri Seydoux ha ottenuto 12,6 milioni di euro, il 45% in meno rispetto agli oltre 22 ottenuti nello stesso periodo del 2017. Non sorprende, pertanto, l’annunciato piano di snellimento del settore marketing, sui cui dipendenti (circa 100 persone) si abbatte inevitabilmente la scure che ha il compito di ridurre le spese nell’immediato e tenere in vita i soli elementi necessari ad affrontare il medio-lungo periodo. In particolare, i tagli riguarderanno solo il settore consumer, mentre quello Ricerca e Sviluppo non verrà toccato.

Perché i droni Parrot perdono quota sul mercato?

Secondo le parole del CEO Henri Seydoux, il mercato dei droni consumer ha sofferto una significativa e inaspettata contrazione proprio al momento del lancio dell’Anafi. A nulla sarebbe valsa la qualità del gioiellino francese, che avrebbe sì conquistato i consumatori, ma non abbastanza da raddrizzare la crisi del settore. Allo stesso tempo, una seconda chiave di lettura sostiene che il calo dei ricavi sia dovuto al naturale calo delle vendite relativo ad alcuni prodotti storici, come ad esempio il Disco e il Bebop, che sono arrivati alla fine del loro ciclo.

È facile riconoscere quanto queste due formulazioni siano senz’altro fondate, ma la verità è che Parrot non rappresenta l’unico attore sul mercato, e quando si gioca con gli altri, di solito, quando uno perde ce n’è almeno un altro che vince. Al netto delle considerazioni corrette sui droni che hanno appeso le eliche al chiodo (per quanto in questo caso gli effetti fossero ampiamente prevedibili) e della crisi del settore (che sconta acquisti e possibilità di sviluppo frenati dalle normative poco chiare di tutti i paesi del mondo), bisogna perciò anche dire che ancora una volta, nonostante il plauso allo spirito di iniziativa e alle indubbie qualità dell’Anafi, che oggi da noi viene anche “trecentizzato” con successo, l’azienda francese ha perso ai punti il confronto con i competitor.

E le parole dell’azienda, che divagano su problemi marginali, appaiono un po’ come le giustificazioni campate per aria offerte in risposta ai tanti appassionati che rimproveravano all’Anafi l’assenza della funzione di evitamento di ostacoli. A chi chiedeva come mai il quadricottero francese mancasse di una feature presente di gamma persino su alcuni dei meno recenti droni della concorrenza, i portavoce Parrot imbastirono una filosofia sul processo di responsabilizzazione dei piloti, che le funzioni automatiche anti collisione avrebbero impedito. Un po’ poco per giustificare la casella vuota in una tabella comparativa di un ecommerce, dove i consumatori sono ormai abituati a soppesare anche le più ininfluenti caratteristiche tecniche di un prodotto rispetto al prezzo.

Ma questo, come altre cose, alla Parrot avrebbero già dovuto saperlo.

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