Enac: Con EASA, gli aeromodelli diventano aeromobili. Ma gli aeromodellisti meritano fiducia e vanno tutelati

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Il regolamento EASA facilita i piloti di droni ma potrebbe avere un impatto devastante sull’aeromodellismo. Enac è conscia del problema e si preoccupa di salvaguardare gli aeromodellisti, che hanno sempre dimostrato eccezionali livelli di sicurezza e una incidentalità nettamente inferiore a quella dei piloti di droni con patentino.

(in apertura: come cambia l’aeromodellismo, video)

Enac loda gli aeromodellisti, la loro cultura aeronautica e la loro attenzione alla sicurezza: “Gli aeromodelli sono considerati aeromobili senza equipaggio ai fini del presente regolamento (EASA, ndr) e sono impiegati principalmente per attività ricreative” scrive l’Authority aeronautica. E chiede alla politica di salvaguardare questo antico e nobile hobby, tenendo conto degli eccezionali standard di sicurezza di questi piloti senza patentino ma con i piedi per terra: “Gli atti delegati e di esecuzione riguardanti gli aeromobili senza equipaggio, adottati sulla base del presente regolamento, dovrebbero tenere conto del fatto che detti aeromodelli hanno finora registrato buoni risultati in materia di sicurezza, soprattutto quelli operati dai membri di associazioni o club di aeromodellismo che hanno elaborato codici di condotta specifici per tali attività”.

Un livello di sicurezza, aggiungiamo noi, che si specchia nei dati degli assicuratori, da cui si vede chiaramente che gli aeromodellisti (e i pioti amatoriali di droni) hanno una incidentalità nettamente minore rispetto ai piloti professionisti, dato che ovviamente si spiega anche con il fatto che i professionisti volano molto più spesso degli hobbisti e in scenari operativi ben più complessi, in presenza di persone.

In chiusura, Enac lancia un appello perché chi debba prendere le decisioni cruciali in sede europea salvi il principio che l’aeromodellismo possa continuare senza scossoni: “Inoltre, nell’adottare tali atti delegati e di esecuzione, la Commissione dovrebbe tenere conto della necessità di una transizione fluida dai diversi sistemi nazionali al nuovo quadro normativo dell’Unione, di modo che gli aeromodelli possano continuare a funzionare come lo fanno attualmente, nonché prendendo in considerazione le migliori prassi esistenti negli Stati membri” conclude l’Authority.

A nostro avviso, le questioni che sarebbe urgente affrontare per non disperdere il patrimonio di competenze e cultura aeronautica dell’aeromodellismo tradizionale sono essenzialmente tre:

  1. l’età minima per praticare aeromodellismo, che vorremmo non ci fosse proprio, come è oggi, mentre le bozze EASA prevedono un’età minima di 16 anni, che taglierebbe fuori molte giovani promesse  dell’aeromodellismo sportivo e renderebbe difficile il ricambio generazionale, tenendo lontani i ragazzi che verrebbero sciaguratamente relegati all’uso dei soli aeromobili giocattolo;
  2. La marchiatura CE, che deve essere concepita in modo da non penalizzare l’autocostruzione e l’autoprogettazione, che sono due colonne portanti dell’aeromodellismo nella sua più alta interpretazione;
  3. Transponder e registrazione,  nella cui implementazione bisognerà tenere conto che gli aeromodellisti normalmente hanno diversi, spesso molti aeromodelli: preferiremmo di gran lunga che il transponder non sia necessario se si vola in A3, quindi in campagna lontano da persone e case. O al limite, come avviene oggi negli USA, vorremmo che la registrazione riguardasse l’aeromodellista non l’aeromodello in sé, e che i transponder se davvero indispensabili siano facilmente trasportabili da un aeromodello all’altro, se non addirittura integrati nella ricevente di bordo.

Invece riteniamo che il superare i quiz online che sostituiranno i patentini in Open non sia assolutamente un problema per gli appassionati, che sono airmen preparati, coscienziosi e con una invidiabile cultura aeronautica. Confidiamo nell’Europa.

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