Skypersonic, il drone da corsa finisce in gabbia e cambia mestiere

Tra le cose più interessanti che abbiamo visto al Dronitaly c’è sicuramente il drone in gabbia di Skypersonic: un drone industriale da videoispezioni del costo di 12 mila dollari nato dall’esperienza dei racer

Hardware che ti aspetteresti in un racer: eliche tripala da corsa, batterie e radiocomando di derivazione aeromodellistica, trasmissione analogica e non digitale per avere latenza zero. Insomma la classica ricetta per un drone da corsa. Ma Skypersonic non corre, anche se nella breve dimostrazione in volo all’interno del Palazzo delle Stelline ci ha impressionati: piuttosto si muove lentamente e con grande precisione nei tubi, essendo  un drone specializzato nella videosipezione indoor. “Parliamo di tubature, di piccole stanze di svincolo, silos, taniche” ci spiega il pilota Giuliano Golfieri. “Ma negli USA, dove è nato, ha dimostrato di saperci fare anche all’aperto, ispezionando ponti e viadotti”.

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Un drone americano, dunque

Sì, Skypersonic è basata nel Michigan, vicino a Detroit. Un drone che come si vede facilmente nasce dal mondo racing: è estremamente potente, il rapporto peso/potenza è quasi 5 a 1, e dal mondo dei racer abbiamo preso anche la trasmissione video, analogica, perché abbiamo bisogno di latenza zero, non vicina allo zero. Altrimenti c’è il rischio di sbattere contro il tubo, rischiamo di far danni alle strutture e avere danni al drone. La registrazione è in 1080  a 60 fps, streaming video analogico 5.8 GHz.

immagine di Schermata 2019 04 08 alle 19.27.03 1Apprezzo molto la radio Taranis, molto amata dagli smanettoni perché in open source...

Sì, la ground station deriva anch’essa dall’esperienza nel mondo racer. Una radio aeromodellistica di grande qualità, spettacolari i gimbal cuscinettati. Ci offre la possibilità di robotizzare la camera, sia muovendola in modo continuo agendo sui potenziometri sia cliccando tra diverse angolazioni preimpostate.

La gabbia protegge il drone o protegge le persone?

Protegge tutto (ride)

Ma ha ancora le prestazioni di un racer, o l’avete un po’ tranquillizzato?

L’abbiamo tranquillizzato, ma non troppo. Abbiamo comunque raggiunto un’autonomia di 14 minuti, usando una batteria di derivazione aeromodellistica: leggera, potente e anche economica.

E così dicendo, Golfieri fa schizzare verso il soffitto del Palazzo delle Stelline il drone, che ruggendo come un racer di razza ci lascia a bocca aperta per l’accelerazione verticale e la precisione del pilota che lo ferma a pochi centimetri dal prezioso soffitto ad archi (meno male che non c’era nessuno di Dronitaly, sennò ci avrebbe verosimilmente sgridato. Specie quando Golfieri si diverte a palleggiare con il drone contro il soffitto. Durante i palleggiamenti il segnale video resta perfettamente stabile, cosa che non è affatto scontata.

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Guarda il video ripreso al Dronitaly

La gabbia e la forma particolare del corpo del drone non aiuteranno con il vento, immagino. Anche se il fatto di avere la batteria in basso, posizione molto inusuale per un drone, aiuterà sicuramente a mantenere basso il baricentro a tutto vantaggio della stabilità?

Sì, la gabbia non aiuta, ma la potenza è tale che il vento viene fronteggiato senza problemi. Quanto alla forma del tubo, ospita la batteria LiPo 4s che ci consente di ottenere i 14 minuti di autonomia. La gabbia è indistruttibile, e porta i led molto potenti per poter volare anche nel buoi completo che troviamo nelle tubature. C’è anche un led posteriore per capire come è messo il drone, quando  – come capita di solito – si vola senza assistenza di compass e GPS ma totalmente in manuale.

Il prezzo, 12 mila dollari, non è esattamente popolare…

Beh, il nostro concorrente diretto ne costa 25 mila. Lo vendiamo ad aziende che devono fare ispezioni di alto livello: per esempio l’americana iRock, basata in California, a cui abbiamo consegnato due droni la settimana scorsa facendo anche tutto il training ai piloti. Servizio molto importante, se il pilota è formato e certificato da noi ha una kasko sul drone. La  certificazione costa circa 250 euro e si entra anche nell’albo dei piloti dei nostri droni indoor, aperto alle aziende che non hanno un pilota.

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Il payload può essere solo la camera ottica?

Quello è il default, poi abbiamo un lidar 3D, uno scanner laser per prendere misure estremamente precise e fare ricostruzioni 3D e uno spessimetro digitale che si chiama UTT, Ultrasonic Thickness Tester (in basso),  basato su due elettromagneti che ancorano il drone alla parete del serbatoio da verificare e un sensore wireless ce misura lo spessore della parete per verificare corrosioni, indebolimenti o rispetto delle specifiche. Ma lavoriamo molto sulla personalizzazione della soluzione sulle esigenze del cliente.