Secondo Amazon mancano “pochi mesi” al debutto di Prime Air, la consegna di pacchetti con i droni di cui si favoleggia da oltre cinque anni. Ma il gigante del retail sembra ancora molto indietro sul punto più importante di tutti, quello delle autorizzazioni. La tecnologia probabilmente c’è, la legge no. Eppure il drone delivery è semplicemente vitale per il futuro dei droni, è la partita fondamentale che va ben al di là del semplice trasporto di consegne urgenti. E dobbiamo vincerla tutti, non solo Amazon
Il drone delivery non è solo una curiosità tecnologica, ma un passo fondamentale per la definitiva affermazione dei droni nella nostra vita di tutti i giorni. Nonostante la buona volontà delle Open, che secondo le regole europee ci consentirà di volare sulla gente e in città con futuri droni della classe dell’attuale Mavic Pro, perché ciò si possa fare davvero è necessario che le persone ci accettino. Lo ha spiegato perfettamente Gabriele Di Marino, primo dirigente della Polizia di Stato e uno dei massimi esperti italiani dei droni in divisa: “è successo lo stesso con le automobili quasi un secolo fa” aveva raccontato al convegno “Perché non dobbiamo temere le Open” organizzato da DronEzine al Dronitaly 2019. “Le persone hanno accettato le auto nelle loro città, nel luogo in cui vivono, nonostante i rischi e i disagi, il rumore, l’inquinamento, lo stravolgimento del traffico e delle strade, i pericoli, perché ne hanno compreso l’utilità per tutti, e in primo luogo per sé stessi“.
Gabriele Di Marino al DronItaly
Ora i droni non sono molto ben visti, inutile negarlo. Non godono di buona stampa, vengono percepiti come invadenti, poco rispettosi della privacy, pericolosi e strafottenti. E nessuno, a parte i loro piloti, ne vede una qualche utilità personale. Un terreno fertile per essere rifiutati, marginalizzati, buttati fuori dai centri storici e anche dalle periferie. I droni devono fare una lunga strada per essere accettati. Ed è una strada tutta in salita, una battaglia delicata dall’esito tutt’altro che scontato. Una battaglia che non possiamo perdere, pena l’estinzione.
Certo, tutto sta a indicare che i droni del futuro saranno più piccoli, discreti, silenziosi e accettabili di quelli attuali. Anche se nella sua cecità burocratica EASA fa di tutto per tirarsi la zappa sui piedi imponendo la registrazione obbligatoria anche ai droni sotto i 250 grammi per paura della loro telecamera – e viene da chiedersi allora perché non registrare anche le macchine fotografiche, i cellulari invece sono già registrati per definizione – negli USA le più sane e ragionevoli regole FAA faranno sì che il grosso dei droni staranno sotto i 250 grammi, rendendoli più facili da digerire per i cittadini, minimizzando i disagi, i rischi e i timori.
Il cavallo di Troia
Ma tutto ciò non basta, se non si raggiunge l’obiettivo primario: dimostrare che sono più utili che fastidiosi non in senso astratto, ma ben concreto. La gente deve poter toccare con mano i vantaggi di questa nuova tecnologia per farla propria, accettarla e difenderla. Ecco che il drone delivery diventa il cavallo di Troia, l’unica arma che ora abbiamo a disposizione per cercare di giocarcela. Il drone delivery farà vedere a tutti che i droni sono utili, sicuri, ecologici e indispensabili. Esatto, indispensabili. Non solo ai nerd, ma alle persone normali: agli anziani e malati non autosufficientii a cui potrebbero recapitare i medicinali urgenti di cui hanno bisogno o prendersi carico dei loro campioni biologici per farli volare in ospedale, liberandoli dal disagio di andare alla ASL. Ai ragazzi che ordinano la pizza, alle mamme che potranno far avere in pochi minuti quaderni e libri, o magari la merenda, ai loro ragazzi che hanno dimenticato di portarli a a scuola. Ai cuochi casalinghi a cui manca un ingrediente fondamentale mentre gli amici sono già seduti a tavola, ai giornalisti di DronEzine a cui si rompe il mouse proprio mentre DJI fa l’annuncio del secolo. A tutti, insomma. Il ronzio delle eliche, sommesso e discreto, deve associarsi al premio dell’acquisto tanto desiderato che sta atterrando sul balcone, non al timore di qualche imbecille che ha pensato bene di filmarci mentre ci facciamo la doccia. Certo, l’utilità sociale dei droni non si esaurisce con il delivery, ci mancherebbe. Ma il pacchetto che arriva a casa interessa proprio tutti, per la stragrande maggioranza di noi sarà il primo contatto con un drone al nostro servizio e non semplicemente un puntino nel cielo che fa cose strane e incomprensibili sulla nostra testa.
L’alba di una nuova era
La domanda però è: quando i droni ci porteranno questi benedetti pacchetti? Amazon con una certa dose di spregiudicato ottimismo parla di “pochi mesi”, e intanto mostra l’impressionante prototipo del drone ibrido che dovrà rendere tutto ciò una realtà, un drone intelligente capace di schivare con la stessa precisione e sicurezza un elicottero a bassa quota, un albero, un passante o i temibili fili del bucato.
Ma rischia di fare i conti senza l’oste, e cioè la FAA, l’ENAC americana. I competitor sono molto scettici, a cominciare da Andreas Raptopoulous, fondatore e ceo di Matternet, azienda partner di USB che grazie a un finanziamento di Boeing ha già cominciato le consegne tra ospedali a Zurigo, finendo tra l’altro un paio di volte nelle infide acque dell’omonimo lago. “Secondo le nostre stime, ad Amazon mancano ancora un paio di anni” dice.

“Quel che Amazon ha annunciato è che sta per ottenere un certificato di navigabilità per il suo drone corriere, ma ancora non ci hanno detto cosa stanno facendo sul lato operazioni” spiega Raptopoulous. In altre parole, Amazon sarebbe ancora un passo indietro rispetto a Google, che attraverso la controllante Alphabet ha già ottenuto il via libera dalla FAA, ma per ora si limita a consegne dell’ultimo miglio tra i magazzini locali e le case della Virginia. Insomma, le aziende sono tutte più o meno pronte, tutte più o meno ferme di fronte all’impressionante abisso che devono superare: come garantire consegne sicure per tutti, per chi vola e per chi sta a terra, in un futuro prossimo dove la NASA stima che potrebbero esserci 700 mila droni corrieri in volo sulle nostre teste?
Intanto c’è chi va già oltre, come Elroy Air, e non si ferma all’ultimo miglio, cioè la – fondamentale – consegna a domicilio, e già sogna droni-camion che possano portare i beni dai magazzini centrali a quelli periferici. Ma la battaglia che ci interessa, quella che facciamo tutti il tifo perché sia vinta, quella che aprirà i cieli anche a noi è l’ultimo miglio. Verso un futuro prossimo dove tutti avremo un eliporto sul balcone.





