Nel 2016, stando a uno studio commissionato al GAO (Government Accountability Office), la flotta della Marina degli Stati Uniti era afflitta da un enorme problema di ruggine, quantificabile in oltre 20 miliardi di dollari. Una brutta e ruvida gatta da pelare, se consideriamo che le sole operazioni di monitoraggio del fenomeno costano alla Difesa almeno 3 miliardi l’anno, richiedono molto tempo e coinvolgono una quantità di forza lavoro cospicua, elementi che vanno decisamente oltre le risorse a disposizione della Marina.
L’unica strada percorribile per evitare che la ruggine divori gran parte dell’enorme patrimonio militare navale degli USA passa dunque per una maggiore efficienza delle operazioni di manutenzione, obiettivo che anche in questo caso – come ormai in modo sempre più diffuso in tutto il mondo – passa soprattutto per l’utilizzo di tecnologie come droni ed intelligenza artificiale, un’accoppiata in grado di automatizzare i processi di controllo, riducendone i costi e i tempi, ma anche liberando risorse umane, che possono così essere eventualmente destinate ad altre attività.
Ecco allora che la Marina ha stretto un accordo con Simple Technology Solutions, azienda partner di Google, per usare “Tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning di Google Cloud assieme alle immagini di ispezione ottenute dai droni, per individuare, gestire le priorità e prevedere le esigenze di manutenzione”
D’altra parte questa tecnologia che permette di valutare milioni di immagini e individuarne gli elementi anomali si è già dimostrata utile nello scovare problemi nelle turbine eoliche, buche per le strade di città come Memphis, e non ultimo anche le diagnosi di certi tipi di cancro. Tutto quello che serve è in sostanza un enorme database, fatto di milioni e milioni di fotografie, su cui l’occhio e il cervello dell’intelligenza artificiale possano allenarsi fino a diventare quasi impeccabili nell’individuare – nel caso della Marina – anche i più lievi accenni di ruggine sul lato di una nave.
Una meraviglia? Da un punto di vista tecnologico sicuramente sì. Difficile dire invece se questo accordo risolverà il problema economico, dal momento che le parti coinvolte non hanno ancora voluto rivelare la cifra presente sul contratto.




