C’è un drone Predator nel centro di New York, ma è l’opera d’arte di Sam Durant

Siamo a New York, tra la West 30th Street e la 10th Avenue, un passante alza gli occhi al cielo e vede un drone militare MQ-1 Predator che lo punta da sopra la High Line, la storica linea ferroviaria di Manhattan.

Per fortuna si tratta solo di una gigantesca installazione in vetroresina, un’opera intitolata Untitled (drone) e realizzata dall’artista Sam Durant su commissione della dalla High Line Art di New York, associazione che gestisce il parco d’arte costruito sull’omonima ferrovia.

La linea del drone, riprodotto a grandezza naturale, è slanciata e affusolata, privata di elementi di contrasto come le armi, le telecamere e persino il carrello di atterraggio, menomazioni che tuttavia non riescono in alcun modo a camuffarlo ai nostri occhi, né tantomeno a ridurre lo stridio della sua presenza nel bel mezzo dei palazzi, dei negozi e degli altri elementi urbani della nostra civiltà.

Un senso di fastidio e paura, la forzata e faticosa accettazione di un elemento che non dovrebbe esserci, che può arrivare a confondersi con le nuvole bianche sullo sfondo al punto quasi da sparire, ma che invece c’è, e di notte e col cielo sereno riappare prepotentemente lì nel bel mezzo della città, sbattuto in bella mostra davanti ai nostri occhi e alla nostra vita di tutti i giorni: sono queste le sensazioni che Durant ha voluto suscitare nei passanti e più in generale in tutti i milioni di spettatori che in questi giorni stanno guardando la sua opera sui giornali e online.

E in questo modo l’artista ci ricorda che i droni militari che volano alti nei cieli, sofisticatissimi strumenti di tecnologia e morte, ci sono anche se non li vediamo, anche se facciamo finta che stiano volando in un altro cielo, perché di cielo ce n’è uno soltanto.

Il dibattito sull’uso dei droni militari, che rispetto ad altre armi letali azzerano del tutto il legame che esiste sul campo tra un soldato e il suo nemico, per mezzo del controllo remoto a migliaia di chilometri di distanza che trasforma il primo in una specie di videogamer e il secondo in un semplice obiettivo da raggiungere per completare la missione, è più attuale che mai.

Solo negli ultimi anni sono stati diversi i film che hanno affrontato i lati più oscuri, controversi, alienanti e disumanizzanti legati all’uso di queste armi, e in tutto il mondo sono nate molte associazioni che si occupano di sensibilizzare l’opinione pubblica su queste armi sul cui tragico operato i governi del mondo raccontano il meno possibile.

» A questo link trovate le ultime notizie sui droni militari.

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