Piaggio Aerospace (nulla a che vedere con la Vespa, i due rami d’azienda si sono separati esattamente sessant’anni fa, nel 1964) attualmente di proprietà di Mubadala Development Company, fondo sovrano del governo di Abu Dhabi, passerà nelle mani del genero di Erdogan, Selçuk Bayraktar, presidente di Baykar.
Baykar è un’azienda aerospaziale turca che ha fatto soldi a palate con i droni militari: nella foto di apertura il suo drone di punta, il TB3. Specie dopo che lo scoppio delle ostilità in Ucraina ha mostrato drammaticamente al mondo la micidiale letalità dei droni da guerra: solo nel 2023 il gruppo turco ha aumentato del 25% i suoi ricavi, arrivando a quasi due miliardi di dollari, dovuti per il 90% all’esportazione.
La stessa Piaggio Aerospace, anche grazie a un corposo finanziamento di ENAC di 800 mila euro, aveva tentato con scarsissimo successo la strada dei droni militari. L’idea era quella di convertire il suo biturboelica d’affari P.180 Avanti in un trasporto militare senza persone a bordo, l’Hammerhead. Ma è andato tutto storto e il prototipo, su cui Piaggio aveva puntato tutte le sue carte, nel 2016 è precipitato in mare dopo pochi minuti dal decollo all’aeroporto di Trapani Birgi. Per subito inabissarsi 5 miglia a nord dell’isola di Levanzo. Fortunatamente era appunto un drone, per quanto pesasse sei tonnellate e avesse 14 metri di apertura alare, quindi a bordo non c’era anima viva. Così a sprofondare sono state solo le speranze di riscatto di quella che un tempo era stata una delle più importanti aziende aerospaziali italiane: basti pensare che alla sua fondazione al timone c’è stato Corradino d’Ascanio, uno dei padri dell’elicottero (e sì, nel frattempo D’Ascanio ha anche trovato il modo di progettare la Vespa, ma questa come dicevamo è un’altra storia).
«Baykar si è impegnata a mantenere e potenziare sia le attività di produzione di aeromobili – compresi i relativi servizi di supporto tecnico, logistico e di formazione – sia le attività di manutenzione motori e di produzione di componenti motoristici», dice in una nota il Ministero dell’Industria e del made in Italy che ha dato il via libera alla vendita ai turchi. E noi speriamo davvero che sia così. Naturalmente per i lavoratori.




