Windracers continua ad alzare l’asticella nel settore dei droni cargo senza fare troppo rumore, ma con numeri che parlano chiaro. Il produttore britannico ha confermato che il suo drone heavy lift a doppio uso Ultra Mk2 sarà presto in grado di volare fino a 2.000 chilometri trasportando un carico di 200 chilogrammi.
Secondo quanto riporta il comunicato sul sito ufficiale dell’azienda, questa combinazione di autonomia e payload colloca l’Ultra Mk2 in una categoria dove oggi operano pochissime piattaforme senza pilota, soprattutto considerando quello che l’azienda definisce ancora un costo relativamente contenuto.
Da 100 a 200 kg: un salto che cambia lo scenario
Già prima di questo aggiornamento, l’Ultra Mk2 era in grado di trasportare oltre 100 chilogrammi su distanze fino a 2.000 chilometri, un dato che lo rendeva particolarmente interessante per la logistica di medio raggio, ma il nuovo incremento di carico raddoppia di fatto la capacità di trasporto sulle lunghe distanze.
Un’evoluzione che apre a nuove possibilità in ambito civile, umanitario e anche difensivo. Windracers ha dichiarato che l’upgrade del payload sarà disponibile nei prossimi mesi, segnale che non si tratta di un concept lontano nel tempo ma di una capacità imminente.
Un drone cargo progettato per andare lontano
L’Ultra Mk2 è stato presentato nel gennaio 2025 e si è rapidamente costruito una reputazione come uno dei droni cargo heavy lift più maturi sul mercato. Con un’apertura alare di circa 10 metri, si posiziona a metà strada tra i piccoli droni tattici e i tradizionali velivoli cargo con equipaggio.
La propulsione è affidata a due motori a pistoni Hirth F23 da 50 cavalli ciascuno, alimentati con carburante standard. Una scelta tutt’altro che banale, che rende il velivolo più adatto a operare in aree remote o in contesti dove le catene logistiche sono fragili e l’accesso a carburanti speciali è limitato.
Secondo Windracers, la versione Mk2 offre un payload utile sensibilmente maggiore e riduce di circa la metà il costo del carburante per chilogrammo trasportato rispetto alle versioni precedenti, un aspetto che pesa più delle semplici cifre di autonomia, soprattutto nella logistica di medio raggio, dove efficienza, affidabilità e tempi di rotazione sono determinanti.
Test sul campo, non voli dimostrativi
La piattaforma Ultra e il modello MK1 (protagonista nel video sopra) sono già stati impiegati in contesti operativi particolarmente impegnativi, volando in condizioni di freddo estremo in Antartide, affrontando vento e pioggia del Nord Atlantico e supportando operazioni in Ucraina, dove l’affidabilità non è un optional.
Non si tratta di voli dimostrativi pensati per i video promozionali, ma di missioni reali, con conseguenze concrete in caso di problemi.
Dalla logistica umanitaria ai ponti delle portaerei
Oltre al velivolo, Windracers punta molto sull’ecosistema software. L’Ultra utilizza Windracers Autopilot ed è pianificato tramite Windracers Mission Control, entrambi sviluppati secondo una filosofia “Zero Single Points of Failure”. In pratica, se qualcosa va storto, il sistema è progettato per adattarsi invece di bloccarsi.
Mission Control consente agli operatori di pianificare le missioni, monitorare in tempo reale lo stato del drone e modificare i piani di volo anche mentre il velivolo è in aria. Una flessibilità cruciale per le missioni umanitarie e altrettanto importante in ambito difensivo.
Tra i traguardi più particolari raggiunti dall’Ultra c’è quello di essere diventato il primo aeromobile senza pilota capace di atterrare su una portaerei della Royal Navy britannica, consegnare un carico e decollare nuovamente. Un ambiente notoriamente complesso anche per piloti umani esperti.
Quando il drone diventa una necessità
Windracers vede l’Ultra come una soluzione ideale per aree con infrastrutture stradali limitate o inesistenti, come comunità isolate e zone colpite da disastri. Con un’endurance che arriva fino a 10 ore e un’autonomia che ora spinge ancora più in là i confini, l’Ultra Mk2 si inserisce perfettamente in questo scenario.
L’aumento di payload e autonomia non è solo un aggiornamento di specifiche. È un segnale chiaro della direzione che sta prendendo la logistica senza pilota. Quando un drone è in grado di trasportare in modo affidabile 200 chilogrammi su distanze continentali, il dibattito passa dalla curiosità tecnologica alla reale necessità operativa.




