Niente panico, il rischio di una collisione tra drone e aeroplano è insignificante

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“Un drone può abbattere un aeroplano? Tutte balle!” senza peli sulla lingua è sbottato John Goglia, ex esperto di sicurezza aerea nell’NTSB, il National Transportation Safety Board, l’agenzia federale degli Stati Uniti incaricata di investigare sugli incidenti aerei nello spazio aereo americano.

E adesso la sua esperienza di persona che gli aerei li conosce bene ed ha visto centinaia di incidenti grandi e piccoli viene confermata da uno studio della George Mason University, che nota come “contrariamente a quello che la gente pensa, i cieli sono zeppi di uccelli, non di droni”. In verità basterebbe alzare il naso per rendersene conto facilmente, ma l’attenzione dei media è puntata sul remotissimo rischio droni, il concretissimo rischio uccelli non gode di grande stampa, dal momento che gli aerei sbattono continuamente, centinaia di volte al giorno contro gli uccelli senza neanche un graffio (per l’aereo, non certo per il malcapitato pennuto). Occuparsi giornalisticamente di un incidente tra droni e uccelli sarebbe ridicolo come sbattere in prima pagina un aereo che investe un sacchetto d plastica, cosa che purtroppo abbiamo visto nei mesi scorsi quando un pilota distratto e pasticcione della British Airways ha scambiato uno shopper portato dal vento dentro i motori del suo aereo per un drone, scatenando il panico e aizzando l’opinione pubblica fino a richiedere (e ottenere) un notevole giro di vite contro l’attività ricreativa con i droni in Inghilterra.

Ma anche se un drone sbattesse mai contro un aeroplano, cosa che finora non è mai successa, che conseguenze ci sarebbero? Come il buonsenso impone, gli scienziati americani hanno cominciato il loro studio proprio da questo, dal rischio bird strike. Un uccello è più o meno grande come un drone (alcuni molto di più, un drone ricreativo pesa al massimo un paio di chili, le oche canadesi ne pesano 10, e in stormo fanno danni enormi, come si è viso dall’aereo costretto ad ammarare nelll’Hudson un paio d’anni fa) e non è affatto vera la leggenda urbana che gli uccelli siano morbidi e quindi poco pericolosi: dentro il soffice piumino e i prelibati petti d’oca ci sono le ossa, un capolavoro di ingegneria naturale molto ma molto più resistente del miglior carbonio in circolazione.

Un cannone sparapolli
Il rischio uccelli è talmente concreto che gli aeroplani vengono testati con un cannone che spara polli comperati al supermercato (c’è chi dice congelati, ma questo dettaglio potrebbe essere una leggenda) a 900 km/h contro finestrini e contro i motori, e l’aereo deve poter sopportare l’impatto per ottenere i certificati di navigabilità. Così in 15 anni ci sono stati ben 160 mila incidenti con uccelli, ma nel 97% dei casi senza alcuna conseguenza. E probabilmente nella realtà la percentuale di incidenti senza danni è molto più alta: “I piloti non sono obbligati a segnalare gli incidenti senza alcuna conseguenza, e potrebbero anche non essersi accorti di aver colpito un uccello” nota il rapporto universitario. “La percentuale reale di incidenti con danni potrebbe verosimilmente essere molto più bassa, dal momento che gli investimenti senza danni potrebbero essere passati inosservati o essere stati sottoriportati”.

Un incidente ogni due milioni di anni
Gli uccelli sono molti milioni, se ne fregano delle regole delle Authority aeronautiche, negli aeroporti non solo ci volano ma ci fanno anche il nido e così ogni anno si registrano un migliaio di incidenti ra uccelli e aerei. Invece, secondo lo studio della George Manson, “Nel caso di un drone da 2 kg, un incidente con danni statisticamente potrebbe accadere non più di una volta in 1,87 milioni di anni di volo. Un rischio decisamente accettabile nello spazio aereo”.

La FAA contesta e rilancia: un report è atteso per settembre
La FAA, l’ENAC americana, contesta il fatto che i droni non sono uccelli, e non ci sono esperimenti scientifici definitivi che possano dimostrare che l’urto con un drone non sia significativamente più pericoloso di un banale investimento di un’oca. Il Centro di eccellenza UAS della FAA ha in corso in questi giorni una ricerca sul rischio potenziale delle collisioni tra droni e motori e strutture degli aeroplani, e in settembre dovrebbe pubblicare i suoi dati definitivi. E una iniziativa simile l’ha presa l’EASA europea.
I ricercatori della George Manson rimandano le critiche al mittente: “Anche se i droni fossero più pericolosi degli uccelli di un fattore 2 a 1 (insomma se fossero pericolosi il doppio) statisticamente dovremmo aspettarci un passeggero ferito ogni 9,35 milioni di anni di volo: ancora decisamente sicuro. Molto del nostro lavoro si è basato sulla rarità dell’evento, possiamo aspettarci una collisione senza conseguenze ogni 374 mila anni di volo“.

Non volare mai vicino agli aeroporti
Il fatto che un drone non possa fare grossi danni a una aereo di linea non significa che non ne possa fare di enormi a un piccolo aereo o un elicottero. E comunque anche un bozzo sulla fusoliera o su un’ala, una pala di una ventola danneggiata, un’elica scheggiata o un finestrino incrinato a un aeroplano può essere un danno molto ma molto costoso da ripagare: gli uccelli non pagano i danni, i piloti dei droni sì. Quindi oltre a fare un’assicurazione, che costa poco e fa volare tranquilli, ricordiamoci sempre che non si vola a meno di 5 km di distanza dagli aeroporti, che gli hobbysti non devono volare nelle CTR aeroportuali e che gli aerei hanno sempre la precedenza: se vediamo un aeroplano o un elicottero a bassa quota, atterriamo senza far storie e aspettiamo che passi.

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