Enac dà 800 mila euro a Piaggio per trasformare l’Hammerhead in un drone merci

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Boccata d’ossigeno per l’inguaiatissima Piaggio Aero, che prendendo 800 mila euro da Enac per sviluppare un drone da trasporto merci potrebbe fare una rapida retromarcia dalla decisione di abbandonare il settore civile per dedicarsi solo al drone militare Hammerhead. Anche se finora i risultati sono stati catastrofici: costi lievitati, scadenze non rispettate, l’unico prototipo caduto in mare, nemmeno uno straccio di ordine se si eccettua le otto macchine ordinate dal governo degli Emirati, che guarda caso sono anche i proprietari dell’azienda aerospaziale che una volta era italiana mentre oggi in Italia restano giusto i lavoratori in cassa integrazione.

L’Hammerhead quindi potrebbe anche togliersi le stellette e diventare un cargo, con come primo obiettivo le rotte verso le isole minori. Piaggio, con un piano di esuberi “lacrime e sangue”, senza ordini, senza progetti, senza idee ha assolutamente bisogno che il governo apra il portafogli, visto che i padroni arabi non ci pensano nemmeno, tanto a loro importa ben poco della sorte delle oltre mille famiglie liguri che dipendono da Piaggio Aero. “Renzi interverrà per salvare il salvabile?” ci chiedevamo giusto poco tempo fa. A quanto pare sì, visto che gli 800 mila euro di Enac sono giusto una toppa d’emergenza a una situazione insostenibile, erogati ufficialmente per “individuare requisiti per la definizione di un futuro regolamento europeo per il trasporto merci a fini commerciali con droni“, e pigliamolo per buono. Ma è solo la punta dell’iceberg, i soldi basteranno per sei mesi, poi altri soldi pubblici sono in arrivo, ancora non si sa in quale forma, si parla di oltre  otto milioni di euro in due anni che finiranno in un consorzio formato per metà da Piaggio e per il resto da U-Avitalia Srl di Roma per il coordinamento del progetto e il gruppo di logistica Bcube di Casale Monferrato.

Speriamo che oltre a dare ossigeno alla decotta Piaggio, Enac e il governo si diano una mossa per dare una mano a tutto il comparto dei droni civili, anche quelli piccoli, se non altro per dimostrare che l’operazione non è aiuto di Stato (poco) mascherato ma un reale interesse economico e politico nella più grande rivoluzione che abbia interessato l’aviazione dal tempo dei fratelli Wright..

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