Parrot Disco Pro AG: il drone ala fissa francese diventa agricoltore

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Il Disco è un drone eccezionale, veloce, economico, flessibile e potente. Ma è una macchina ben poco capita: offerto come aeromodello nei centri commerciali, è rimasto a prendere polvere sugli scaffali perché la gente non aveva idea di come usarlo. Ora Parrot lo trasforma in Parrot Disco Pro AG,  un drone agricolo dalle prestazioni impressionanti a un prezzo che per questa categoria di macchine non ha paragoni. Sarà la volta buona?

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Quando l’avevamo provato,  il Disco ci aveva entusiasmato. Ma ci era stato subito chiaro che sarebbe stato molto difficile per il tuttala francese ritagliarsi una fetta di mercato significativa: i droni tuttala sono quanto di meglio si possa immaginare per le operazioni specializzate su ampie porzioni di territorio, come appunto è il caso dell’agricoltura, grazie alla loro velocità e autonomia ben superiore a quella di un multirotore di classe paragonabile. Ma non sono molto adatti alle riprese amatoriali, non potendo star fermi a mezz’aria e avendo bisogno di spazi ben più ampi dei cugini multirotore. Ci spiace aver avuto ragione, ma il pubblico degli appassionati “da supermercato” non l’ha apprezzato, anche perché Parrot colpevolmente non ha investito in comunicazione per spiegare le specificità del drone tuttala, che è una macchina meravigliosa per la rpresa naturalistica, documentaristica e paesaggistica. Poco male comunque, anche ben spiegato sarebbe rimasto una macchina di nicchia per il fotoamatore esigente e non certo un blockbuster.

D’altro canto, agli operatori professionisti il Disco nudo e crudo non serve a nulla, per due motivi: primo perché non ha (aveva, a dire il vero) un software di gestione delle rotte automatiche all’altezza delle operazioni specializzate “tecniche”, come appunto l’agricoltura di precisione. E poi perché la sua camera sul muso punta verso l’alto, rendendo difficile se non impossibile l’uso della macchina per l’aerofotogrammetra e la mappatura di vigore che serve agli agricoltori.

Un tuttala col forcone

IMG_7992Parrot coraggiosamente ha deciso di rilanciare il suo tuttala, anche correndo il rischio di fare concorrenza fratricida all’eBee, drone dalle dimensioni simili ma proposto a prezzo a nostro parere eccessivo (intorno ai 20 mila euro) dalla consociata Parrot SenseFly,  mantenendo un prezzo relativamente basso: per il Disco Pro AG bastano 4.500 euro (per il disco nudo e crudo il listino è 1.299 euro) Parrot quindi diversifica ed entra nel mondo dei SAPR, dando ai suoi droni nati come aeromodelli software all’altezza del lavoro e strumentazione all’avanguardia. Una scelta non più procrastinabile, una mossa che anche noi le avevamo suggerito tempo addietro (anche se temiamo che il suggerimento abbia un poco irritato il produttore francese, visto che da allora i rapporti si sono un poco raffreddati. Ma chi se ne importa: gli amici veri sono quelli che ti dicono in faccia quel che pensano, non quelli che ti incensano sempre).

Per trasformare il brutto anatroccolo in un contadino, Parrot lo ha arricchito con software e sensori di altissima qualità: il software di gestione del volo Pix4D Capture e la camera multispettrale Sequoia, sempre prodotta da aziende del gruppo transalpino, che è diventata rapidamente il punto di riferimento per le multispettrali agricole. E non basta: oltre al drone, alla camera e al software di navigazione, Parrot

Romain Faroux di Airinov (a destra) alla prima edizione del Roma Drone con Luca Masali, direttore di DronEzine (a sinistra)

Romain Faroux di Airinov (a destra) alla prima edizione del Roma Drone con Luca Masali, direttore di DronEzine (a sinistra) alla tavola rotonda su droni e agricoltura

aggiunge anche il tassello mancante, l’expertise e il know how specifico del mondo agricolo di Airinov, altra azienda della galassia Parrot che in Francia da anni aiuta gli agricoltori a trasformare i dati ripresi dal drone in mappe di vigore, le mappe che danno agli agricoltori una esatta fotografia di come sta il loro raccolto e dove intervenire con fitofarmaci, acqua e fertilizzante solo dove serve e nella quantità che serve, così l’agricoltore risparmia sul costo delle chimiche e l’ambiente beneficia di meno prodotti chimici inutili sparsi sui campi. Una

Le mappe di vigore di Airinov

Le mappe di vigore di Airinov

cosa che rende davvero, come dimostrano gli studi in Francia della stessa Airinov: +69 euro/ettaro per il grano, +107 euro per la colza, mica noccioline. Tra l’altro noi di DronEzine Airinov l’abbiamo conosciuta nella persona del suo fondatore, Romain Faroux, che avevamo invitato per la prima volta in Italia a parlare di droni agricoli un secolo fa, nel maggio 2014, alla prima edizione del Roma Drone. E ci aveva colpito per la sua passione, la voglia di mettersi in gioco in un settore del tutto nuovo per lui, che veniva da una famiglia di agricoltori. In questi tre anni Airinov è cresciuta, come è cresciuta la filiera dei droni agricoli in Francia, mentre da noi è rimasta (ma pensa) al palo. Nel pacchetto, Airinov ci mette un anno d’uso della soluzione Airinov FIRST+, un servizio online che consiste nell’inviare i dati raccolti dal Disco e ottenere le mappe di vigore pronte all’uso.

Sequoia, l’occhio nel celo dell’agricoltore. E il pilota non deve fare nulla, solo guardare

sequoiaIl pezzo pregiato della soluzione Disco PRO AG è il sensore multispettrale Sequoia, che si monta ventralmente sotto al Disco PRO AG, e riprende contemporaneamente le immagini da usare per le mappe di vigore, nelle bande del visibile (16 Megapixel) e separate le frequenze del verde (500 nanometri), rosso (640 nanometri) infrarosso vicino (790 nanometri) e Red-edge (735 nanometri).
La larghezza di banda è 40 nanometri per tutte le frequenze salvo per Red-Edge che è di 10 nanometri. I dati vengono archiviato sulla memoria interna di 64 GB pronte per essere spedite ad Airinov. Il profilo di missione quindi è così concepito:

  1. Il drone viene lanciato a mano
  2. Il drone percorre la mesh del campo automaticamente, guidato da Pix4D Capture
  3. Il sensore Sequoia raccoglie i dati
  4. Il drone atterra in automatico
  5. I dati vengono inviati ad Airinov per ricevere le mappe di vigore.

Una soluzione completa e totalmente automatica dunque, al pilota/agricoltore non resta che inserire su Pix4D i confini del suo campo, tracciandoli con il dito su un tablet o uno smartphone, lanciare il drone e lasciare che faccia lui tutto il lavoro. Ci pensa Pix4D a fare la mesh del campo e quindi a dire al drone dove deve andare e scattare le foto. A una volta fatta la missione, penserà Airinov a trasformare i pomeriggio di lavoro in mappe di vigore.

Prestazioni

Anche con Sequoia sotto la pancia, i Disco resta estremamente leggero, 940 grammi appena. Con mezz’ora di autonomia, il drone può mappare 80 ettari con un solo volo. Naturalmente può essere pilotato anche a mano con lo SkyController (incluso), che ha una portata di due chilometri circa: una cosa che non ha nessun senso per le operazioni agricole, ma è obbligatorio per legge che il pilota possa prendere in mano i comandi in ogni momento, anche se il drone vola guidato esclusivamente da Pix4D.

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