Consegne via drone: in Cina si fa già sul serio

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Un cliente effettua l’ordine sul sito, paga, e un drone si mette in volo col suo pacco, raggiungendo l’indirizzo di consegna entro una mezz’ora. È ancora questo il sogno di Amazon, il progetto Prime Air che tra difficoltà tecniche e limiti normativi non è ancora diventato realtà. In tutto il mondo il business delle spedizioni (per il momento soprattutto di oggetti di piccolo taglio e scarso peso) viene considerato uno dei settori in cui la presenza dei droni sarebbe in grado di fare la maggiore differenza, fruttando milioni e milioni di dollari alle aziende che per prime riusciranno a prendere posto.

Se però da questo punto di vista negli Usa e in Europa i progressi concreti sono piccoli e procedono a passo tutt’altro che spedito, al punto che tengono banco le chiacchiere, i video virali e le tortuose via della legge e della burocrazia, in Cina il colosso dell’ecommerce JD (il secondo dopo il noto Alibaba) è già a buon punto. E se già a novembre 2016 vi avevamo parlato dei test di volo che l’azienda cinese (quotata anche al Nasdaq) stava svolgendo in alcune aree rurali del Paese mandarino, ad oggi le spedizioni via drone non sono soltanto diventate realtà, ma viaggiano anche su numeri di tutto rispetto, come ad esempio le 150 mila consegne registrate negli ultimi tre mesi.

Non si tratta, come nell’idea di Amazon, di consegne che arrivano fin sulla porta di casa del cliente, perché i droni corrieri di JD (una flotta di 30 droni in grado di trasportare ognuno tra i 5 e i 15 kg di carico per circa 40 km di autonomia) trasportano la merce fino a dei centri di distribuzione locali. D’altra parte, nelle province cinesi di Beijing, Sichan, Jaingsu, Shaanxi e Guizhou, i droni consentono a JD di ottimizzare il processo di consegna, evitando problemi di sicurezza e abbassando i costi fino a circa 1 dollaro per ogni volo. Davvero niente male, per un’azienda che punta forte a un mercato potenziale di oltre 600 milioni di persone.

Video: una consegna via drone JD in Cina

E sebbene è noto che la Cina non sia un paese molto scrupoloso per quanto riguarda le norme che tutelano i propri cittadini (basti pensare alle norme sull’inquinamento, o alla qualità di tanti prodotti – anche contraffatti – che finiscono sugli scaffali persino dei nostri negozi), non si può non sottolineare come nel caso dei droni le autorità mandarine stiano facendo di tutto per spianare la strada allo sviluppo del settore. E così, mentre nel “vecchio occidente” le applicazioni e il mercato dei droni devono fare i conti con regolamenti molto rigidi e ancora molto diversi da paese a paese, in quello che ormai è a tutti gli effetti “il nuovo occidente” la politica lavora a braccetto con le industrie, favorendo non solo lo sviluppo tecnologico ed economico di questa industria, ma anche quello delle aree rurali.

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