Bozza EASA, l’alleanza europea di produttori di droni è preoccupata

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La Opinion 01/2018, l’ultima bozza emessa da EASA per quanto riguarda la futura normativa sui droni comune a tutta l’Europa, non preoccupa solo i produttori e i professionisti italiani che lavorano nel settore. Diverse preoccupazioni sono state sollevate infatti anche dalla DMAE, la Drone Manufacturers Alliance Europe, che include i principali produttori mondiali di droni (DJI, GoPro, Parrot, senseFly) e rappresenta circa l’80% dei droni civili che volano oggi al mondo.

Attraverso il suo sito ufficiale, la DMAE riconosce l’importante passo in avanti che la normativa europea sta facendo verso un regolamento comune nel settore dei droni, ma allo stesso tempo non risparmia le critiche verso un documento che, così come è adesso, risulta ancora troppo vago in molti punti.

paula iwaniuk director dmae

Paula Iwaniuk, director of DMAE

DMAE applaude lo sforzo posto in essere dall’EASE per finalizzare il primo regolamento europeo sui droni. Questo è uno step importante per fare in modo che il mercato europeo dei droni possa operare all’interno di una struttura normativa condivisa tra aziende, governi, ricercatori e altre organizzazioni desiderose di realizzare i benefici di un uso sicuro dei droni“. ha dichiarato il direttore Paula Iwaniuk, che poi ha aggiunto “L’Opinion EASA contiene concetti e requisiti utili, ma molti di questi rimangono vaghi o sono stati aggiunti all’ultimo momento senza essere discussi a sufficienza, come ad esempio le luci dei droni. Il rischio è che questa mancanza di chiarezza possa bloccare il processo di sviluppo dei nostri prodotti”.

Il problema delle tempistiche

Uno dei punti chiave della questione, è che la bozza dell’EASA non prende minimamente in considerazione elementi come il tempo richiesto dal processo di sviluppo di un drone, che secondo la DMAE ammonta a circa 3 anni, e quanto spesso gli operatori rinnovano il loro equipaggiamento, cosa che avverrebbe in media ogni 10 anni. Il problema è che se le regole presenti nella bozza dovessero entrare in vigore entro un anno così come sono, con un periodo di transizione di soli due anni per adeguarsi, creerebbero problemi sia ai produttori, che non riuscirebbero a sviluppare droni compliant in tempo, ma anche agli operatori, che sarebbero costretti ad abbandonare anzitempo i loro velivoli senza trovare sul mercato dei prodotti idonei.

Come sottolinea la Iwaniuk, “Già oggi i produttori offrono molte feature che diventeranno presto requisiti legali. I produttori devono essere rassicurati sul fatto che le soluzioni tecnologiche implementate sui loro velivoli incontreranno i futuri requisiti normativi, e gli operatori hanno bisogno di chiarezza sul fatto che potranno continuare a far volare i loro droni.”

Il bisogno di semplicità, perché no a una classe di mini-droni?

Nonostante le numerose richieste da parte dei produttori di usare concetti semplici e chiari, ad esempio a riguardo di una possibile categoria di mini droni che potesse garantire facilità d’uso ai velivoli al di sotto di una determinata soglia di peso, finora la EASA si è dimostrata contraria, seguendo l’esempio della FAA negli USA e preferendo, al concetto di limite di peso, quello di limite di energia cinetica, che crea confusione ed è più difficile da misurare.

Troppa libertà ai singoli regolamenti nazionali

Il regolamento europeo sui droni sembra inevitabilmente destinato a seguire il cammino di quello tracciato dagli USA, con una normativa comune che però lascia troppe libertà ai singoli stati, favorendo l’eventuale nascita di numerose differenze a livello locale che non faranno altro che ostacolare lo sviluppo del mercato.

Ci sono molti elementi importanti del regolamento EASA che saranno nelle mani dei 28 Stati membri, come ad esempio le piattaforme di registrazione e la determinazione delle no-fly zone. Questo ci rende nervosi, perché non vogliamo avere 28 differenti approcci o interpretazioni“, chiarisce la Iwaniuk. Anche se la normativa di base non preveder un sistema di registrazione per tutta l’Europa, è necessario che gli Stati mettano a disposizione degli operatori delle piattaforme di registrazione digitali user-friendly e poco costose.

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