Per chi pensava che la ripetuta ed ufficiale posizione contraria alla diffusione di prodotti cinesi su suolo americano fosse una caratteristica legata all’Amministrazione e ai tempi del presidente Trump, ecco un’ennesima conferma di come lo spauracchio dello spionaggio cinese ai danni degli USA attraverso i suoi dispositivi tecnologici e i software ad essi connessi è ancora ben lungi dall’avviarsi lungo il viale del tramonto.
Soltanto due giorni fa, infatti, il commissario della FCC (ossia Federal Communications Commission, che sarebbe la Commissione Federale per le Comunicazioni) Brendan Carr ha reso noto attraverso il suo profilo Twitter di aver espressamente richiesto di aggiungere DJI alla FCC Covered List, una sorta di lista nera della FCC.
NEW: Today, I called for commencing the process of adding DJI – a Chinese drone provider – to the FCC’s Covered List.
DJI drones collect troves of sensitive data, from images of U.S. critical infrastructure to sensing body temp & heart rates.
We can’t afford an airborne Huawei. pic.twitter.com/izYk8FV6Mr
— Brendan Carr (@BrendanCarrFCC) October 19, 2021
Nell’occasione, Carr si è spinto a definire DJI una “Huawei volante”, un chiaro riferimento alle drastiche misure con cui gli USA vietarono nel 2019 all’azienda cinese di commercializzare smartphone entro i loro confini, non solo facendo crollare le vendite dell’azienda cinese in quel settore ma di fatto impedendole anche di sviluppare negli States la tecnologia 5G.
Resta però il fatto che, nonostante la sbandierata avversione verso il Made in China, nonostante i presunti rischi di spionaggio internazionale a favore di Pechino ai quali l’adozione di questi prodotti esporrebbe la sicurezza nazionale e nonostante il tentativo evidente di proteggere i produttori hi tech nazionali dall’invasione di prodotti concorrenti, a tutt’oggi, per ammissione stessa di FCC, DJI vanta una quota di oltre la metà dell’intero mercato dei droni americano.
Il che significa principalmente due cose: da un lato vuol dire che se il rischio di spionaggio esiste davvero allora il problema è su larga scala e quindi serissimo, ma dall’altro significa anche che – evidentemente – gli americani non trovano alternative Made in USA che siano equivalenti come rapporto qualità prezzo. E così si torna al discorso, un po’ paradossale, di quando addirittura l’Air Force americana face un ordine di droni DJI dopo che Trump li aveva messi sulla lista nera nazionale.
Insomma la sensazione è che, per liberarsi dei droni DJI, gli USA debbano rassegnarsi a trovare il modo di battere o almeno provare a pareggiare con prodotti loro la tecnologia e i prezzi dei cinesi, offrendo a privati, società, agenzie governative e dell’esercito delle soluzioni a stelle e strisce che siano alternative credibili, perché evidentemente, da sole, le pressioni politiche finora non sono bastate.



