DJI vende i droni, ma quanto rispetta la privacy dei piloti?

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Oramai DJI Innovation è rimasto quasi l’unico produttore di droni consumer e prosumer su tutti il pianeta. A dire il vero ci sono anche altri competitor, quali Parrot, Yuneec, 3DR, Walkera e forse altri ancora più piccoli, ma la velocità con la quale sfornano prodotti è almeno 3 volte inferiore a quella del colosso asiatico capitanato  da Frank Wang Tao.

Una battaglia impari, come si diceva quella condotta da DJI che propone sempre nuovi velivoli a pilotaggio remoto o meglio telecamere volanti, come amano definire i propri droni. Le indiscusse capacità tecniche, la stabilità dei prodotti, le innovazioni introdotte con cadenza semestrale, per non dire quasi trimestrale, hanno lasciato al palo gli altri contendenti in questo settore.

Campione di incassi quindi DJI, ma  è anche sotto al vigile e attento occhio dei regolamentatori della navigazione aerea, siano essi americani con la FAA, piuttosto che la CAA inglese, o l’ENAC italiana e persino l’agenzia spaziale europea EASA. Ma non solo, le pressioni sono forti anche da parte delle varie autorità che controllano la pubblica sicurezza.
Parliamoci chiaro, appendere sotto a un drone un piccola quantità di esplosivo  o materiale radioattivo, non solo è facilissimo, ma è anche già stato fatto. Vedi gli scenari di guerra in medio oriente o il drone radioattivo sul balcone del primo ministro giapponese – fatto di qualche anno fa.

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Non solo foto e video emozionanti, magari della splendida isoletta greca o in Sardegna, ma persino trasporto di droga o telefonini nelle carceri di massima sicurezza. Insomma la questione in casa DJI non è più solo quella di mantenere la leadership tecnica e commerciale per continuare a vendere incessantemente, ma anche cullare i buoni  buoni rapporti con gli stati mondiali che a turno vogliono assicurarsi un uso benefico e non venefico dei droni.

La battaglia di DJI è anche quella di evitare che i droni in mano a utenti poco esperti o male informati, possano produrre un reale pericolo per la navigazione aerea. Non sono infrequenti segnalazioni di droni nei pressi di aeroporti per filmare i decolli o gli atterraggi degli aerei di linea.

Nelle pagine della scorsa settimana abbiamo raccontato la bravata, che fortunatamente non ha prodotto danni, del drone che filmava gli atterraggi nei pressi del aeroporto di Tel Aviv. Il giovanotto in questione è stato poi arrestato dalle autorità israeliane e DJI ha prontamente esteso la NoFlyZone e il geofencing (barriera software) su quella e forse altre zone simili.

A proposito di NoFlyZone, ovvero zone sensibili, carceri, ferrovie, aeroporti, sedi di palazzi governativi, la DJI pubblica sul proprio sito un elenco delle zone dove è vietato volare con i droni. Questo servizio non solo è apprezzato dalle persone normali, che magari per pigrizia o mancanza di preventiva informazione, potrebbero recarsi a volare su zone apparentemente libere, ma che nella realtà non lo sono.

In tutti i firmware e software DJI sono pertanto presenti già da parecchio tempo tali limitazioni e l’utente o per meglio dire il pilota di droni, in alcuni casi non può decollare se non dichiarando di farlo sotto alla propria responsabilità.

La stessa DJI , in occasione degli spiacevoli episodi di Tel Aviv o del aeroporto di Gatwick in Inghilterra, ha reso nota che collaborerà con le autorità per trovare i colpevoli del misfatto. Ma come farà a fornire i dati?

La risposta è piuttosto semplice, i nuovi o vecchi droni DJI con firmware aggiornato, se non sono attivati presso DJI possono volare solo a 50 metri di distanza dal radiocomando e a 30 metri di altezza. L’attivazione online è una procedura che richiese pochi minuti e che in sostanza assegna il numero seriale univoco del drone a un indirizzo email valido dichiarato dal pilota.

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Tutto qui? Parrebbe di si e i malpensanti potrebbero immaginare che ci voglia poco ad avere un indirizzo email fasullo. Tralasciando il fatto che non è poi così semplice non lasciare tracce elettroniche. Tralasciando che non bisognerebbe avere una SIM telefonica nel dispositivo usato per la app di controllo del drone, facendo finta che che comunque anche tramite il WiFi è possibile avere una locazione approssimativa, non pensando minimamente a fare acquisti sul sito DJI o attivare assicurazioni; ebbene consideriamo quali sono le richieste in termini di Privacy per i suoi clienti/utenti.

E sono tutte in chiaro, leggibili nel disclaimer iniziale di apertura della app, senza la cui approvazione non prosegue.
Diciamocelo chiaro, le avete mai lette tutte?

dji-go-4-permessi-da-accettarePer inciso la APP DJI GO 4, abbisogna di un moltitudine di permessi, dalla lettura della identità del utente, alla lettura del numero telefonico e via discorrendo. Tuttavia questo malcostume non è poi così raro nel mondo delle app per tablet e smarpthone, quindi nulla in più, ma certamente non in meno di altri produttori di software generici.

Leggiamo e traduciamo la App Terms of Use, la policy di accettazione per l’uso della applicazione DJI GO 4. Dichiarazione che ogni possessore di drone DJI deve accettare pena il funzionamento ultra ridotto del proprio drone.

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Traducendolo al volo il primo paragrafo dice che: “Grazie per il tuo interesse per l’applicazione DJI GO 4 (“DJI GO 4 App”) offerta da SZ DJI Technology Co., Ltd. (“DJI”).” bla bla bla e po finisce con “Se hai recentemente acquistato un prodotto offerto da DJI e non accetti i Termini, potresti avere diritto al rimborso completo del tuo acquisto del prodotto se restituisci il prodotto inattivato entro il periodo di ritorno in conformità con il DJI After- Le politiche dei servizi di vendita (https://www.dji.com/service/policy).”
In sostanza se hai acquistato un prodotto DJI e trovi queste limitazioni troppo restrittive, puoi valutare la restituzione del prodotto se non è stato attivato. Che in legalese si traduce con “o mangiare la minestra o saltare dalla finestra.”, ma puoi sempre restituirle il drone 🙂

Dichiarazione di manleva “L’utente accetta di essere responsabile esclusivamente della sicurezza dell’operazione di volo”

Dove sei? Io lo so!  ” Acconsenti alla raccolta e all’utilizzo dei tuoi dati personali e delle informazioni sulla tua posizione in conformità alla Normativa sulla Privacy di DJI; L’accesso a determinate funzionalità del Servizio può richiedere l’accesso alle informazioni sulla posizione del dispositivo, ad esempio le coordinate GPS;”

Devi essere maggiorenne “Devi avere almeno 18 anni di età per utilizzare il Servizio,”

Registrazione “Quando ti registri per un account DJI, ti verrà richiesto di fornirci alcune informazioni su di te, come il tuo indirizzo email o altre informazioni di contatto.”

Verifica dell’account “DJI può verificare il tuo account esaminando la validità di una credenziale personale, ad esempio una carta di pagamento o un numero di cellulare.”

Possibilità di passare i dati forniti alle autorità legalmente autorizzateFornendo informazioni di credenziale a DJI e / o AirMap, l’utente accetta che DJI e / o AirMap possano conservare le informazioni sulle credenziali e fornire tali informazioni, nonché l’ID di accesso o l’indirizzo di posta elettronica, alle autorità governative, alle agenzie di contrasto, alle agenzie di regolamentazione e Altre parti debitamente autorizzate che possono essere richieste o consentite dalle leggi vigenti.”

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Se ovviamente siete cittadini modello, avete intenzione di comportarvi nel rispetto delle leggi senza commettere atti criminosi, non avete nulla da temere, tappa sull’icona azzurra con scritto I AGREE e volate sereni.
Se invece siete dei paladini della privacy e sostenitori delle libertà personali, allora cambiate velivolo a pilotaggio remoto.

Scarica il documento integrale sulla accettazione delle clausole d’uso della applicazione DJI GO 4

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