Droni e sicurezza, parola d’ordine: ridondanza

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Con l’uscita del nuovo regolamento ENAC volto a rendere più sicuri i voli dei velivoli a pilotaggio remoto, le case costruttrici e gli operatori si sono subito adoperati per trovare soluzioni accettabili destinate a diminuire le probabilità di fault di sistema.

Con il nuovo regolamento per i droni non si scherza e sino a che si parla di aree non critiche, abbiamo visto che tutto sommato le procedure per ottenere permessi a sperimentare prima e sicuramente autorizzazioni ad operare poi, non sembrano una strada impercorribile, certo sarà lunga, ma i risultati non tarderanno ad arrivare.

Per quello che riguarda il sorvolo delle aree critiche, tra le direttive principali, c’è l’obbligo o la calda raccomandazione di dotarsi di particolari sistemi di protezione per evitare o minimizzare il caso di failure di sistema con conseguenti cadute accidentali:

  • Ci sono  i  paracadute,  che possono essere spinti fuori con piccole cariche esplosive, ma più che altro a molla.
  • Ci sono sistemi di terminazione del volo, ovvero una volta che ci si accorge il drone non sta eseguendo quello per il quale era stato programmato o non sta andando dove il pilota remoto vuole dirigerlo e si avvicina pericolosamente ad una area di sicurezza definita area di buffer, allora interviene automaticamente o manualmente un sistema di terminazione che bloccando istantaneamente i motori fa cadere a piombosulal verticale l APR e tutto il carico pagante. Soluzione costosa sicuramente, ma sicura per le persone o le cose nelle immediate vicinanze.
  • Ci sono le  centraline ridondanti

 

Ridondanza e sicurezza sempre e comunque?

ap-manager-ridondanza-per-centraline-droniMolte aziende, siano esse artigianali o industriali stanno proponendo soluzioni per mettere in parallelo le centraline ci controllo, i cuori pulsanti che governano la stabilità e la rotta dei velivoli a pilotaggio remoto gli APR o come vengono definiti dalle masse i droni. Naturalmente non è sufficiente affiancare due o più centraline per garantire un buon funzionamento del sistema, nascono quindi ulteriori centri di governo che tramite appositi software, passano il controllo del sistema ad una o alla altra scheda.

Il progetto in attesa di raccogliere fondi su Indiegogo si chiama AP Manager ed è stato testato con successo sulle seguenti centraline autopilota per i droni civili.

  • Ardupilots 2.5 / 2.6
  • PX4
  • Pixhawk
  • DJI NAZA V2
  • DJI NAZA A2
  • MikroKopter Flight Ctrl ME 2.1

 

Chi decide quando il sistema debba passare il controllo ad una o alla altra centralina?

Il funzionamento è relativamente semplice, in caso di necessità tramite controllo remoto (radiocomando) è possibile definire quale centralina debba prendere il controllo del drone, al momento il  passaggio tra le due schede di autopilota NON avviene automaticamente. I motivi probabilmente sono da ricercarsi in una esclusione di responsabilità da parte dei progettisti che vista la novità da loro lanciata, preferiscono effettuare una serie documentata di test e prove sul campo. In caso di rottura del AP Mnager il controllo viene passato di default alla prima centralina autopilota.

Forse varrebbe la pena  concentrare gli sforzi su sistemi di ridondanza hardware (fisici) al fine di non lasciare il controllo di sicurezza di apparati software ad altri schede elettroniche governate da altri software, anche se minimale.

Il costo del AP Manager se la campagna di raccolta fondi andrà a buon termine, dovrebbe attestarsi sui 150 euro. I dettagli della raccolta fondi e le spiegazioni approfondite del progetto si trovano qui.

 

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