Per gioco o per lavoro. Perché in tanti trasformano in trecentino il piccolissimo drone Tello

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Una pattuglia che cresce: una decina abbondante di droni Tello, poco più che giocattoli dal costo di un centinaio di euro, sono stati registrati a ENAC come SAPR inoffensivi. Quindi come aeromobili, aprendo loro anche la possibilità di volare per lavoro. Una cosa che convince giornalisti, architetti ma anche aeromodellisti che vogliono volare dove agli aeromodelli è vietato, per esempio in città, sulle persone, nelle CTR aeroportuali. Ecco le storie di alcuni di questi pionieri.

Due sono sostanzialmente i motivi per cui si registra a ENAC un TELLO come SAPR inoffensivo, secondo l’articolo 12 comma 5 del Regolameto ENAC: o per usarlo come aeromodello, per divertimento, superando però quelle che sono le limitazioni del volo hobbistico senza registrazione (per esempio la proibizione di volare in città, di entrare nelle CTR, di sorvolare le persone). Oppure per usarlo per lavoro. Può stupire che una macchina da 80 grammi possa diventare uno strumento prezioso di lavoro, ma come vedremo questo succede in molti casi, specialmente quando occorre fare foto dall’alto senza grosse pretese artistiche, per documentazione o reportage.

 “Io ho cominciato a volare con un BeBop Parrot, solo per divertimento” ci dice Igor Bignante.

“Ma volevo essere più libero e superare i limiti del volo aeromodellistico, anche perché sono stato attaccato dai soliti hater che non avevano gradito le immagini che avevo postato sui social. Patisce un po’ il vento, con 80 grammi non puoi fare chissà cosa ma mi sento più tranquillo a volare con un SAPR per quanto minuscolo. Me lo porto sempre dietro e faccio riprese rilassate. Uso anche un extender del raggio WiFi e il miglioramento è notevole anche per la stabilità dei video”.Il mio TELLO vola per hobby. Ma posso fare molti di più dopo averlo registrato come trecentino.

Così hai fatto tutta la trafila ENAC per metterti al riparo da possibili sorprese. Hai volato anche in città?
“Ancora no, me lo tengo per dopo” ride. “Dopo la disavventura con il Parrot sono rimasto fermo un bel po’, ora devo riprendere la mano. Del Tello apprezzo soprattutto la portabilità, me lo porto sempre dietro, cosa che con il BeBop non era plausibile: ok, la macchina in sé era piccola e comoda, ma lo skycontroller era davvero enorme e pesante, sembrava di tirare su lo Shuttle”.

Ora che il TELLO l’hai registrato, pensi di usarlo anche per il tuo lavoro?
“Io lavoro per il 118, però sono anche parte di S.o.g.it Sezione di Torino, una associazione di volontariato, branca italiana dei Johanniter, un’organizzazione umanitaria di volontariato che si occupa di soccorso sanitario e protezione civile e ne sto parlando con il presidente per integrare i droni nelle attività di protezione civile. Magari non proprio il TELLO, ma proprio grazie all’esperienza che ho accumulato registrando il TELLO a ENAC ci sarà più facile registrare SAPR più adatti ai compiti specifici della ricerca di dispersi e valutazione ambientale a seguito delle calamità naturali”.

Igor Bignante con il suo Tello

E questo ci sembra un ottimo motivo per registrare il TELLO: prendere confidenza con le procedure aeronautiche di ENAC, affrontare le prime operazioni specializzate, magari anche solo per conto proprio. Tutta esperienza per un domani in cui la passione dell’hobbista diventa anche l’occasione di fare qualche lavoretto se non addirittura costruirsi una carriera come pilota di SAPR inoffensivi prima, e eventualmente passare all’attestato di pilota remoto e lavorare con i droni pesanti in un secondo tempo.

Il mio TELLO vola sulle industrie incendiate

Se l’uso di Igor  Bignante è strettamente hobbistico, e la registrazione a lui serve solo a diventare un super aeromodellista che può volare dove gli altri piloti senza attestato e senza registrazione non possono volare, non sono rari i casi in cui il TELLO diventa un insostituibile compagno di lavoro.
“La nostra attività è di consulenza, prevalentemente in ambito assicurativo” ci racconta l’architetto Stefano Manservisi. “Con Forensic Experts ci occupiamo di scoprire la cause dei sinistri da incendio. Non nel senso delle stime dei danni, questo è mestiere dei periti assicurativi. Noi abbiamo l’incarico dalle compagnie assicuratrici di scoprire le cause degli incendi e delle esplosioni, specialmente in ambito industriale. un ruolo che fino a pochi anni fa era esclusivo dei Vigili del Fuoco. Lavoriamo nell’ambito privato, quando entrano in gioco gli interessi dagli assicurati e delle compagnie assicuratrici”.

E i droni sono uno degli strumenti più potenti ed efficaci per svolgere simili incarichi, immaginiamo.
“Io mi sono avvicinato a questa attività proprio grazie ai droni” ci conferma l’architetto Manservisi.  “Ho alle spalle una lunga storia di modellismo, dalle automobili radiocomandate a qualche incursione nell’aeromodellismo fino ai droni, che sono molto più semplici da gestire degli aeromodelli. Come architetto ho una preparazione specifica sulla progettazione antincendio. Così a un certo punto mi è stato chiesto di fare qualche foto dall’altro di siti colpiti da incendi, perché dall’alto è possibile avere una visione d’insieme molto utile per ricostruire come sono andate le cose. Specie nel caso di esplosioni in siti industriali, la foto aerea è decisiva per capire la dinamica. Da queste prime esperienze mi sono specializzato nel settore. Una delle cose dove il drone è più utile è capire dove è partito l’incendio, che in ambito industriale ha una importanza cruciale: spesso gli impianti industriali sono assicurati per rischi diversi da tre, anche quattro, compagnie differenti, quindi anche per la catena delle rivalse tra le stesse compagnie tra di loro capire da dove e possibilmente perché è partito l’incendio. Un’analisi scientifica, insomma”.

Analisi di una esplosione eseguita sulle foto aeree scattate con un drone

Voi intervenite quando ormai l’incendio è freddo? Usate delle multispettrali?“Si, noi interveniamo quando è già freddo, tutt’al più tiepidino” ride. “E’ un lavoro fatto da immagini, più foto che non filmati, non usiamo termocamere. Dopo un incendio o un’esplosione il sito è pericoloso, perché l’integrità strutturale può essere gravemente compromessa e spesso di difficile accesso, per via di macerie e detriti. Il drone è davvero indispensabile, e spesso occorre muoversi indoor e in zone ingombre e anguste: da qui l’importanza di droni piccoli e pratici. Usiamo molto lo Spark, trecentizzato, ma stiamo sperimentando il TELLO, che ha il grosso svantaggio di non avere la telecamerina orientabile ma per il nostro lavoro ha dei vantaggi enormi.

Non ultimo quello di essere sacrificabile: se occorre volare in una zona particolarmente rischiosa, in cui è facile entrare ma non è detto che sia facile uscire, portiamo sicuramente a casa le immagini che ci servono visto che non sono registrate a bordo ma arrivano sul cellulare. E se il drone non dovesse riuscire a rientrare, beh, il lavoro lo portiamo a casa lo stesso. Il TELLO inoltre è semplice sl piano dei sensori: spesso in un sito industriale devastato ci sono enormi masse metalliche che possono mandare in crisi droni più sofisticati, e lavorando indoor non crea problemi per via del segnale GPS, visto che il GPS non c’è proprio. Infine, l’ingombro minimo e i paraeliche efficaci lo rendono molto agile e adatto a volare in un campo come quello dove operiamo noi. Ripeto, stiamo sperimentandolo: abbiamo buone speranze che possa affiancare con successo gli altri droni della nostra flotta ma ancora siamo in fase di test. In realtà il TELLO me lo porto sempre dietro, ma ancora non ha avuto il battesimo del fuoco. Il grosso del lavoro lo facciamo con un Mavic Pro, quindi un SAPR non inoffensivo che è stato abilitato per gli scenari standard, sono pilota di SAPR con attestato prese alla scuola Ali di Classe a Ravenna,  e lo Spark, che in interni va abbastanza bene.

L’architetto Manservisi in campo con il suo drone

Ma la qualità delle riprese del TELLO è sufficiente?
“Più che sufficiente per le nostre esigenze, non abbiamo bisogno di una qualità stratosferica. Il problema semmai è la sensibilità, in interno in un ambiente sinistrato la luce è poca: ho fatto qualche esperimento con dei LED ma ancora non abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. Inoltre, come dicevo, il fatto che la camera non sia orientabile è una limitazione enorme. Ma la portabilità, la praticità, la sacrificabilità ce lo rendono molto appetibile, al punto di aver affrontato il percorso di registrazione a ENAC”.

 

RYZE TECH TELLO: SCHEDA TECNICA

  • Peso: 80g
  • Dimensioni: 98×92.5×41 mm
  • Built-in Functions: Range Finder, Barometer, LED, Vision System, 2.4 GHz 802.11n Wi-Fi, 720p Live View
  • Porte: Micro USB Charging Port

Flight Performance

  • Distanza: 100m
  • Velocità: 8m/s
  • Tempo di volo: 13min
  • Altezza massima: 30m

Camera

  • Foto: 5MP (2592×1936)
  • FOV: 82.6°
  • Video: HD720P30
  • Formati: JPG(Photo); MP4(Video)
  • EIS: Yes

PREZZO: Sola macchina 109 euro sul sito ufficiale DJI.
BOOST Combo 159 euro sul sito ufficiale DJI

Il mio TELLO è un architetto volante

Il Tello di Mancini. Si noti l’antenna dell’exteder del raggio wifi, indispensabile per ottenere filmati fluidi e senza scatti. (si trova su amazon).

A convincere l’architetto Enrico Mancini a trasformare il suo TELLO in un SAPR inoffensivo è stata l’iniziativa di DronEzine di distribuire i manuali tecnici obbligatori a un prezzo simbolico. “All’inizio ho registrato il TELLO per curiosità” ci racconta l’architetto Mancini. “Già usavo da anni dei SAPR non inoffensivi, ho preso l’attestato di pilota remoto alla scuola Aerovision di Roma, ma quando ho visto il vostro kit di manuali obbligatori non ho resistito e ho registrato anche il TELLO, anche perché i manuali li ho trovati davvero ben fatti: ricordo quanto è stato complesso fare i manuali per il mio primo Phantom 3, anche se mi ha dato una grossa mano Aerovision. I droni li uso specialmente per fare le foto delle facciate dei palazzi, in un ambito diciamo così privato, per mia documentazione.
Il TELLO mi ha convinto perché essendo possibile trasformarlo in trecentino ha una burocrazia molto più snella rispetto ai SAPR più pesanti, visto che per lui tutte le operazioni sono non critiche in ogni scenario, anche urbano. Punto secondo, la portabilità, sempre buttato in macchina pronto all’uso. Certo, se fossi un fotografo o un matrimonialista le limitazioni sarebbero tante, ma per la documentazione architettonica va benissimo. L’ho usato anche per mie riprese sportive e va proprio bene. Certo ha i suoi limiti, specialmente perché non ha le funzioni di sicurezza come il return to home e il tempo di volo è proprio risicato, ma insomma, le foto le fa bene. Per i filmati ho riscontrato migliorie notevolissime aggiungendo un ripetitore di segnale WiFi, quello della Xiaomi, e personalmente lo uso con un iPhone”.

Ci racconti qualche lavoro in cui hai usato il Tello?

L’architetto Mancini. Il suo Tello è quello ritratto poco sopra.

“Ultimamente l’ho usato per le riprese di un tetto in Eternit, che ci serviva per il capitolato di una gara d’appalto. Mi è stato molto utile perchè non devo chiedere permessi, il Tello secondo la normativa vigente, snellisce tantissimo la burocrazia e le relative pratiche. Per le foto il TELLO andava benissimo, stiamo pur sempre parlando di una camera 1080p full HD, per l’ambito lavorativo nostro è più che adeguato”.

Per un tetto il fatto che la camera guarda solo avanti è un problema?

Assolutamente no, è sufficiente arretrare quel tanto che basta e la camera riprende bene anche verso il basso. Ho comunque fatto delle prove applicando le lenti a effetto grandangolo per i telefonini, e per il lavoro che dovevo fare ho ottenuto un ottimo ampliamento della visuale. Ma erano lenti dozzinali, cinesi, funzionano ma bisogna essere in pieno sole. Per fortuna hanno tolto la limitazione della quota a 10 metri, anche se nonostante il ripetitore non salgo oltre i 15 metri, anche per via del vento e del timore della saturazione dello spettro wifi; comunque si tratta sempre di un palazzo di 5 piani, per il mio lavoro va bene.

L’assicurazione non fa più paura

“Il problema secondo me sono i costi per la trecentizzazione: passino i 94 euro di ENAC, che poi non ho pagato perché avevo altri SAPR registrati e la tariffa si paga una volta sola, ma ho speso 200 euro di assicurazione obbligatoria che è davvero troppo per una macchina che costa la metà” conclude Mancini.
Ma almeno su questo puto possiamo tranquillizzare gli aspiranti trecentizzatori di TELLO: proprio per facilitare gli aspiranti “Tellisti trecentini” abbiamo ottenuto per i soci DronEzine una polizza più ragionevole: solo 50 euro all’anno per coprire i rischi di un TELLO trecentino, comprese tutte le operazioni specializzate anche professionali in tutti gli scenari operativi, città compresa.

Con il TELLO faccio le foto per La Repubblica

“Io lavoro per la redazione di Torino di Repubblica dal 1992 e nasco come fotoreporter” ci racconta Alessandro Contaldo. “Nel 2010 sono diventato giornalista professionista e più o meno nello stesso periodo ho cominciato a lavorare anche per il sito di Torino occupandomi dell’area multimediale. Ora la mia principale occupazione è la produzione di videoclip, il montaggio di video prodotti da altri colleghi e la pubblicazione sullo spazio torinese di RepubblicaTv. Ma non ho abbandonato il lavoro di fotografia per l’edizione di carta dove qualche volta scrivo anche”.

Tu sei pilota con attestato e hai anche un altro trecentino, derivato dallo Spark
Sì, infatti, e lo uso specialmente per i video. ma il Tello ha dei vantaggi operativi notevoli in certe situazioni, specie nel lavoro dei fotoreporter: è più piccolo, più discreto, molto più leggero. E dal punto di vista fotografico ha una apertura dell’obiettivo molto superiore a quella dello Spark: come avete già fatto notare su DronEzine, lo Spark ha un campo piuttosto stretto e bisogna salire molto per fare le panoramiche, con il Tello riesci a fare tutto senza superare i venti metri di quota. Ottimo quando sul campo devi fare per esempio delle foto di un cortile o un giardinetto dove è avvenuto un fatto di cronaca: una volta l’unica soluzione era suonare tutti i campanelli e trovare qualcuno gentile che ti faceva salire sul balcone per fare uno scatto, oggi il Tello lo tiri su in un attimo e fai la foto. E la gente non si allarma, è un giocattolo, nessuno si preoccupa, alla peggio sono curiosi e vengono a vedere.

Le foto del TELLO sono ottime anche per arricchire con punti di vista inediti le classiche inchieste estive dei quotidiani

l’extender è praticamente indispensabile per l’uso professionale: il guaio maggiore del TELLO è che non ha una schedina a bordo per registrare video e foto, viene trasmesso tutto al cellulare. E quindi se il segnale è disturbato possono volerci anche 10-15 secondi per ricevere una foto, e in quel mentre non puoi scattarne altre. Peggio ancora per il video, che viene tipicamente a scatti proprio a causa della trasmissione tra drone e cellulare. Ora, è vero che nei quotidiani conta più il contenuto che la qualità e capita di pubblicare video scarsi ma interessanti per quel che mostrano, ma io se devo fare video uso lo Spark, con il TELLO è difficile anche solo avere qualche secondo di ripresa senza scatti.

Comunque immaginiamo che un drone così piccolo e leggero abbia molte limitazioni…

Una foto di un cantiere fatta con il TELLO per un servizio delle pagine torinesi del sito Repubblica.it (foto non ritoccata)

Dipende sempre da cosa devi fare.  Come ti dicevo il Tello si inserisce più nel contesto fotografico mentre per i video preferisco lo Spark, ma per le foto se la cava molto bene e ha vantaggi tali da rendere conveniente la trecentizzazione. Da venti metri puoi fare scatti ottimi per le esigenze dei fotoreporter, oltre non ci vado perché il sensore che stabilizza il volo comincia a non capire più niente e la qualità del volo peggiora. Ma ci abbiamo fatto diversi reportage: le statue di Torino, alcune aree industriali dismesse nell’hinterland del capoluogo e insomma il Tello è un piccolo strumento intelligente e pratico, pur ovviamente con i suoi limiti.

 

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